L'Ombra della Verità
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L'Ombra della Verità

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"No!" stavo per gridare, ma Leo mi mise una mano sulla bocca, facendomi cenno di stare zitto. Con gli occhi spalancati dal terrore, indicò un punto della stanza sottostante.

Un secondo uomo in camice bianco stava preparando un macchinario per l'elettroshock accanto al lettino di Andrea. Mio figlio respirava affannosamente, la testa ciondolante verso il petto per via dei sedativi già somministrati.

"Fallo adesso, Maria," disse l'altro medico con voce fredda. "Se il vecchio e Valerio arrivano qui, dobbiamo aver già azzerato il soggetto. Non possiamo permetterci che le forze dell'ordine scoprano questa struttura."

"Mio marito è un vecchio incapace, non arriverà mai fin qui," rispose Maria con disprezzo, avvicinando l'ago alla carotide di Andrea. "Ha creduto per vent'anni alla storiella del mio funerale. È rimasto a Verona a piangere su una tomba vuota come un idiota."

Quelle parole riaccesero in me una furia che travalicava ogni limite di età o stanchezza fisica. Non ero più soltanto un padre disperato; ero un uomo a cui era stata rubata l'intera esistenza da un demonio con il volto di mia moglie.

Senza riflettere sulle conseguenze, mi scagliai con tutto il peso del mio corpo contro la grata di ventilazione. Il metallo arrugginito cedette d'impatto con un boato spaventoso. Io e Leo precipitammo di sotto, piombando direttamente sopra un tavolo pieno di apparecchiature mediche e flaconi di vetro, che andarono in frantumi sul pavimento di cemento.

Il medico si voltò di scatto, sorpreso dall'intrusione. Sfruttai il fattore sorpresa: afferrai una pesante asta in metallo per la flebo caduta a terra e la scagliai con tutta la forza che avevo contro la testa dell'uomo, che crollò a terra svenuto.

Maria fece un passo indietro, visibilmente sconvolta, stringendo la siringa come se fosse un'arma.

"Franco...?" sussurrò, e per la prima volta nei suoi occhi scuri vidi una crepa di smarrimento.

"Sì, Maria. Sono il 'vecchio incapace'," dissi, avanzando verso di lei con l'asta di ferro stretta tra le mani tremanti. "Ti credevo morta. Ho pianto sulla tua tomba per vent'anni! Come hai potuto fare questo a nostro figlio? Come hai potuto fare questo a me?"

"Tu non capisci niente!" strillò lei, trasformando lo smarrimento in un'isteria malvagia. "Andrea era debole! Voleva andarsene, voleva distruggere la mia carriera, voleva denunciare le mie ricerche! Ho dovuto proteggere il mio lavoro! L'ho salvato dalla sua stessa stupidità!"

"Gli hai rubato la vita!" gridò Leo, correndo verso il padre e cominciando a sganciare le cinghie di cuoio dalle sue braccia.

"Allontanati da lui, ragazzino!" urlò Maria, scagliandosi verso Leo con la siringa alzata.

Intervenni d'istinto. Mi lanciai tra lei e il ragazzo. La puntura dell'ago mi colpì alla spalla, un dolore acuto che bruciò istantaneamente sotto la pelle. Ma non mi fermai. Spinsi Maria con violenza contro il pannello di controllo del macchinario elettrico. L'impatto provocò una pioggia di scintille iridescenti. L'acqua e i reagenti chimici rovesciati sul pavimento entrarono in contatto con i cavi scoperti, scatenando un corto circuito immediato.

Un piccolo incendio divampò all'istante vicino ai macchinari, espandendosi rapidamente verso le casse di materiale plastico ed etere ammucchiate nell'angolo.

"Papà...!" la voce di Andrea mi raggiunse, più chiara ora che il terrore gli stava restituendo le forze. Si era liberato dalle cinghie grazie all'aiuto di Leo. "Papà, dobbiamo uscire! Il bunker è pieno di materiale infiammabile!"

Maria si rialzò da terra, con la veste bruciacchiata e il volto sfigurato dalla rabbia. Afferrò una chiave d'accesso da una scrivania e corse verso una porta blindata laterale, urlando: "Non uscirete mai vivi di qui! Questo posto diventerà la vostra tomba!"

Spinse la porta blindata e la fece scattare dall'esterno, bloccandoci dentro l'area di ricovero mentre le fiamme cominciavano a divorare le pareti e il fumo denso grigio invadeva la stanza.

"Siamo in trappola!" gridò Leo, tossendo violentemente per il fumo.

Mi accasciai a terra, sentendo la testa girare paurosamente: il liquido della siringa che Maria mi aveva iniettato nella spalla stava cominciando a fare effetto, annebbiandomi la vista e paralizzandomi i muscoli.

"Andrea..." mormorai, cercando di tenere gli occhi aperti. "Prendi Leo... trovate una via d'uscita..."

Mio figlio si inginocchiò accanto a me, afferrandomi per le spalle. "Non ti lascio qui, papà! Non ti lascio di nuovo!"

Proprio in quel momento, un forte colpo metallico risuonò dall'altra parte della porta blindata, seguito da due spari che distrussero la serratura elettronica. La porta si spalancò e nella stanza invasa dal fumo comparve una sagoma insanguinata.