La voce di Maria rimbombava nella stanza sterile come la sentenza di un boia. Mi voltai verso il monitor a parete sopra la porta blindata: sullo schermo comparve l'immagine di mia moglie, vestita non più con la divisa da detenuta, ma con un elegante completo scuro. Si trovava all'interno di una stanza di controllo adiacente, separata da noi da una spessa parete di vetro antiproiettile.
"Come sei uscita dal carcere?!" gridai colpendomi la mano contro la porta bloccata.
"Il carcere di Trento?" rispose lei con una risata gelida. "Franco, mio caro, la rete di cui faccio parte controlla istituzioni ben più alte di una prigione provinciale. Il mio 'arresto' era soltanto una messa in scena per distrarre il Magistrato De Santis e spingervi a recuperare la chiave USB a Verona. Avevo bisogno che voi sbloccaste il terminale sotterraneo con i tuoi codici genetici."
Capii la terribile realtà. La polizia era stata usata. De Santis era stato usato. Io ero stato usato. Ogni nostra mossa era stata prevista ed eterodiretta da Maria fin dal primo momento.
"Ora che il terminale è sbloccato," continuò Maria con un sorriso spietato, "posso scaricare il database completo delle ricerche di mio padre e venderlo al miglior offerente sul mercato internazionale. E voi tre... la dinastia dei miei soggetti di prova... morirete insieme in questo laboratorio."
Mio padre, dalla sua sedia a rotelle, mi strinse il braccio con una forza inaspettata per un uomo così debole.
"Franco..." mormorò al mio orecchio. "La fiala... la fiala azzurra non è solo l'antidoto per Andrea. È anche il reagente chimico che sovraccarica il sistema di raffreddamento dei server della struttura..."
Guardai la fiala azzurra nella mia mano.
"Cosa devo fare?" chiesi a bassa voce, assicurandomi che il microfono dell'interfono non intercettasse le mie parole.
"Sotto il condotto principale del terminale medica," indicò mio padre con lo sguardo verso la parete laterale, "c'è l'iniettore del sistema centrale. Se versi il contenuto lì dentro, provocare un blackout chimico totale. La porta blindata si aprirà per mancanza di corrente... ma il laboratorio verrà distrutto."
"E tu?" chiesi disperato. "Non posso lasciarti qui!"
Mio padre mi sorrise con una dolcezza che non vedevo da quando ero un bambino. "Io sono morto cinquant'anni fa, Franco. Il mio unico scopo in questa vita orribile era assicurarmi che tu e Andrea foste liberi. Ora vai. Salva tuo figlio."
Maria ci guardava dal vetro con impazienza. "Cosa stai mormorando con quel vecchio reperto? Consegna la fiala azzurra attraverso il condotto di aspirazione se vuoi che invii il codice di sblocco per la capsula di Andrea!"
Mi alzai lentamente. Misi la fiala azzurra in tasca e finsi di avvicinarmi al condotto di aspirazione vicino al vetro.
"Va bene, Maria," dissi con tono rassegnato. "Hai vinto tu. Prendi il siero, ma promettimi che salverai Andrea."
"La promessa di una madre è sacra," disse lei con palese ironia, azionando il meccanismo di aspirazione.
Mi posizionai davanti all'iniettore centrale indicato da mio padre. Ma invece di inserire la fiala nel condotto di aspirazione di Maria, spaccai il collo della fiala di vetro e versai il liquido azzurro direttamente nella valvola di raffreddamento principale del sistema chimico.
Un fumo denso di colore viola esplose immediatamente dall'iniettore. I server della stanza di controllo di Maria cominciarono a emettere scintille e allarmi acustici di emergenza.
"Cosa hai fatto?!" urlò Maria dallo schermo, mentre le luci della sua stanza cominciavano a sfarfallare e il vetro antiproiettile mostrava le prime crepe a causa dell'aumento della pressione interna.
Le porte blindate della stanza si sbloccarono con un forte scatto metallico. De Santis e i Carabinieri fecero irruzione, sfondando il vetro della stanza di controllo e bloccando Maria prima che potesse raggiungere le uscite di sicurezza.
Afferrai la sedia a rotelle di mio padre per portarlo fuori, ma lui mi fermò, scuotendo la testa.
"Franco... no," disse con voce debolissima, mentre il suo cuore cominciava a cedere per il blocco dei macchinari che lo tenevano in vita. "Prendi la fiala di riserva nella mia tasca... è quella vera per Andrea... Vola da lui... Sii un padre migliore di quanto io sia potuto essere per te..."
Mio padre chiuse gli occhi per sempre, con un'espressione di pace sul volto che non aveva conosciuto per cinquant'anni.
Le lacrime mi bagnavano il viso, ma non c'era tempo per il lutto. Afferrai la fiala di riserva dalla sua tasca e corsi verso la superficie scortato da De Santis, mentre la struttura sotterranea sprofondava nel buio e nel silenzio definitivo.






