Le parole di Corrado risuonarono nella mia testa come una bomba atomica. Il mondo intorno a me sembrò sgretolarsi instantaneamente. Elena... l'amica di Chiara, la donna che mi aveva portato la lettera, la donna che mi aveva salvato al casolare... era una traditrice. Tutto era stato una recita orchestrata nei minimi dettagli per farmi trovare la chiavetta USB che Chiara aveva nascosto così bene che nemmeno Corrado era riuscito a rintracciarla per anni.
Avevo consegnato mia nipote Sofia e il mio amico Marco direttamente nelle mani del carnefice.
"Sei un mostro..." mormorai, sentendo una rabbia cieca montare dalle viscere.
"Sono un uomo d'affari, Renato," rispose Corrado freddamente, strappandomi la custodia con la finta scheda di memoria dalle mani. "Chiara pensava di poter giocare con me, ma ha finito per distruggere tutti voi. Ed ora, il tuo compito è finito."
Corrado esaminò la custodia di plastica, ma quando la aprì e vide una semplice scheda SD vuota da due gigabyte anziché la chiavetta USB crittografata di Chiara, il suo viso si trasformò in una maschera di furia bestiale.
"Che cos'è questa spazzatura?!" ruggii afferrandomi per il bavero del giubbotto e spingendomi con violenza contro la parete di legno del fienile. "Pensi di poterti prendere gioco di me?! Dov'è la vera chiavetta?!"
"Non te la darò mai," sputai al suo volto.
Corrado trasse la pistola dalla fondina e mi colpì con forza al viso con il calcio dell'arma. Il dolore fu atroce; sputai sangue e un dente spezzato, crollando in ginocchio sul fango.
"Cercatelo!" urlò Valli ai suoi uomini. "Spogliatelo! Perquisite ogni centimetro del suo corpo e del fienile! Se non la trovo entro cinque minuti, sparo alla testa di sua nipote davanti ai suoi occhi!"
Due uomini muscolosi mi afferrarono per le braccia, sollevandomi di peso e strappandomi lo zaino e la giacca. Ma mentre mi perquisivano grossolanamente le tasche dei pantaloni, uno dei mercenari che pattugliava il perimetro del viale d'accesso gridò con urla d'allarme:
"Dottor Valli! Abbiamo un problema a monte! Stanno arrivando delle auto!"
Dal fondo della vallata si levò un rombo sordo di motori ad alta velocità. Non erano le sirene della polizia locale compiacente di Corrado: erano tre furgoni neri anonimi senza contrassegni, che procedevano a fari spenti lungo il sentiero sterrato a una velocità folle.
"Chi cazzo sono quelli?!" urlo Corrado insospettito, tirando indietro i suoi uomini e mettendo mano all'arma.
I furgoni frenarono bruscamente all'ingresso del cortile, bloccando ogni via di fuga alle berline di Valli. Le portiere dei furgoni si spalancarono contemporaneamente ed uscirono una dozzina di uomini armati fino ai denti, vestiti con tute tattiche scure e passamontagna, recanti sui petti i distintivi del G.I.S. (Gruppo Intervento Speciale dei Carabinieri di Roma).
"Carabinieri! Gettate le armi! A terra! Subito!" urlarono le forze speciali puntando fucili d'assalto d'élite contro la banda di Valli.
La confusione fu totale. Gli uomini di Corrado, presi dal panico, tentarono di rispondere al fuoco. Un conflitto a fuoco violentissimo esplose nel cortile del fienile. Il suono sordo dei colpi di arma da fuoco riempì l'aria, misto alle urla dei feriti e al rimbalzare dei bossoli sul cemento.
Sfruttando il caos e la cortina di fumo generata dagli spari, mi lanciai di pancia a terra, strisciando verso la vegetazione del torrente per non finire nella linea di tiro. Vedevo i mercenari di Valli cadere uno dopo l'altro sotto il fuoco preciso del GIS.
Corrado, comprendendo che la situazione era compromessa, corse verso la sua berlina blindata, sparando impazzito verso i Carabinieri. Ma prima che potesse salire a bordo, uno dei furgoni delle forze speciali virò con violenza, speronando la portiera guidatore e bloccando Valli contro il telaio metallico dell'auto.
Un comandante del GIS si avvicinò a Valli disarmandolo con una mossa fulminea e mettendogli le manette ai polsi con brutalità.
Mi rialzai faticosamente tra i cespugli, pulendomi il sangue dal viso. Il comandante delle forze speciali si voltò verso la mia direzione e si tolse il passamontagna.
Era una donna sulla quarantina, dal viso rigido e lo sguardo penetrante.
"Lei deve essere Renato," disse la donna avvicinandosi a me con passo deciso. "Sono il Comandante Di Stefano dei Servizi Centrali d'Investigazione di Roma. Stiamo tracciando Corrado Valli da tre anni."
"Mia nipote... mio amico Marco..." balbettai sotto shock. "Valli li ha presi! Li ha fatti fermare da una pattuglia corrotta sulla provinciale!"
Il Comandante Di Stefano mi mise una mano rassicurante sulla spalla. "Lo sappiamo, Renato. Abbiamo intercettato le comunicazioni della talpa di Valli nella polizia mezz'ora fa. I nostri uomini hanno già intercettato quella pattuglia. Tua nipote e il tuo amico sono in salvo. Ma abbiamo bisogno di una cosa da te."
Estrassi lentamente la chiavetta USB rosso acceso dalla fodera della mia scarpa bagnata e gliela porsi.
"È la memoria di mia figlia Chiara," dissi con le lacrime agli occhi. "C'è scritto tutto lì dentro."
Il Comandante prese la chiavetta con rispetto, ma la sua espressione rimase stranamente seria e preoccupata.
"Renato... c'è un'ultima cosa che devi sapere su tua figlia," disse il Comandante Di Stefano a bassa voce. "E su Elena."






