Alle due di notte squillò il telefono
News Story

Alle due di notte squillò il telefono

135 visualizzazioni

L'uomo con la pistola fece un passo avanti, entrando nel cerchio di luce della mia torcia. Aveva i capelli grigi ben curati, un viso affilato ed eleganti occhiali con la montatura d'acciaio. La sua postura era calma, quasi rilassata, il che rendeva la sua figura ancora più minacciosa in quel luogo spettrale.

"Immagino che tu sia Corrado Valli," dissi, cercando di mantenere la voce più ferma possibile, mentre la mia mano all'interno della tasca stringeva l'impugnatura del coltello. Sapessi che estrarlo contro un uomo armato di pistola sarebbe stato un suicidio, ma non potevo arrendermi senza lottare.

"In carne ed ossa, Renato," rispose l'uomo inclinando leggermente la testa. "Devo ammettere che sei stato abile a scappare dai miei ragazzi ieri notte. Non pensavo che un vecchio di settant'anni avesse ancora tanta agilità. Ma la tua corsa finisce qui."

"Dov'è mia nipote? Che cosa le hai fatto?!" ruggii, muovendo un passo verso di lui, ma il click metallico dell'arma che veniva armata mi bloccò all'istante.

"La bambina non è qui, purtroppo per te," disse Corrado sospirando con finta delusione. "Chiara è stata molto più astuta di quanto pensassi. Ha diviso le informazioni. Ti ha mandato qui per recuperare qualcosa, non è vero? Il chiavetta USB o i documenti originali che ha rubato dal mio cassaforte."

Un lampo di comprensione mi attraversò la mente. La stringa Chiave 1984 non si riferiva a un luogo dove era nascosta la bambina, ma al luogo dove Chiara aveva nascosto le prove dei crimini di Valli! Chiara sapeva che Corrado l'avrebbe cercata, e ha usato le coordinate per attirare me — o lui — verso le prove in grado di distruggerlo.

"Io non so di cosa tu stia parlando," mentii sgranando gli occhi con finta confusione. "Cercavo solo mia nipote. Mia figlia è morta per colpa tua!"

Corrado fece una breve risata secca, priva di qualsiasi umorismo. "Chiara si è cacciata nei guai da sola. Poteva vivere nell'oro, insieme a me e a tua nipote. Ma ha voluto fare la paladina della giustizia, spiando i miei conti, copiando i file dei miei clienti importanti. Gente che non perdona, Renato. Gente che fa scomparire le persone senza lasciare traccia."

Avanzò di un altro passo, stringendo il silenziatore a pochi metri dal mio viso. "Ora mi dirai esattamente dove ha nascosto quella scheda di memoria. So che la lettera conteneva un codice. Consegnamelo e forse ti lascerò vivere abbastanza da vedere tua nipote un'ultima volta."

"Non ti darò niente, mostro," sputai a terra con disprezzo.

L'espressione di Corrado si indurì all'istante. "Speravo fossi più ragionevole dei tuoi anni. Ma posso trovare quello che mi serve anche sul tuo cadavere."

Sollevò la pistola ad altezza dei miei occhi. Istintivamente chiusi gli occhi, preparandomi all'impatto del proiettile.

Ma invece dello sparo, un boato improvviso e assordante ruppe il silenzio del casolare. Un mattone pesante scagliato dall'alto dell'impalcatura parzialmente crollata del soffitto colpi con violenza la spalla di Corrado, facendolo sgambettare all'indietro. La pistola sparò un colpo a vuoto che piantò un proiettile nel pavimento di legno a pochi centimetri dai miei piedi.

"Renato, scappa!" urlò una voce femminile dall'alto.

Era Elena! L'amica di Chiara era nascosta sulle travi del secondo piano del casolare!

Senza esitare un solo secondo, approfittai del momentaneo stordimento di Corrado. Mi slanciai in avanti e lo colpii al volto con una spallata disperata. L'uomo perse l'equilibrio e ruzzolò lungo le scale di legno rovinandole fin dentro la cantina sottostante. La sua pistola volò via nel buio delle macerie.

"Di qua! Presto!" gridò Elena scendendo rapida da una scala a pioli di ferro nell'angolo della stanza.

Mi corse incontro, afferrandomi per il braccio. Insieme ci precipitammo fuori dal casolare, correndo a perdifiato nella nebbia fitta del bosco mentre da dietro di noi arrivavano le imprecazioni e le urla di rabbia di Corrado che stava riacquistando i sensi.

Corremmo per centinaia di metri senza mai voltarci indietro, infilandoci nei cunicoli naturali formati dai rovi e dalla vegetazione fitta della vallata. I miei polmoni bruciavano come il fuoco e la caviglia mi dava dolori atroci, ma l'adrenalina ci sosteneva entrambi.

Ci fermammo solo quando fummo certi di aver distanziato il nostro inseguitore, riparandoci all'interno di una piccola grotta naturale scavata nella roccia della collina.

Ci accasciammo a terra, ansimando vistosamente. Elena aveva il viso graffiato dai rami e i vestiti coperti di fango.

"Grazie..." mormorai tra i colpi di tosse, guardandola con gratitudine. "Sei arrivata giusto in tempo. Ma come facevi a sapere che ero qui?"

Elena si ripulì il viso con la manica dell'impermeabile. "Seguivo Corrado. Da quando ti ho consegnato la lettera, sapevo che lui avrebbe cercato di rintracciarti. Sapevo anche che Chiara aveva nascosto qualcosa in quel casolare. Ma ascoltami bene, Renato... Sofia non è lì. Sofia è in un altro posto, ed è spaventata a morte."

"Dov'è mia nipote, Elena? Portami da lei!" implorai prendendole le mani.

Elena mi fissò con i suoi occhi chiari, colmi di dolorosa verità. "Te lo dirò, ma prima dobbiamo recuperare quella chiave. Senza le prove di Chiara, Corrado non smetterà mai di darci la caccia. Ci troverà ovunque andiamo."

In quel momento, dal fondo della valle, il suono distintivo di varie sirene di pattuglia della polizia iniziò ad echeggiare nell'aria, avvicinandosi rapidamente verso la posizione del casolare.

Ma ricordai le parole di Chiara: Non fidarti di nessuno. Nemmeno della polizia.