Alle due di notte squillò il telefono
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Alle due di notte squillò il telefono

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Il panico minacciò di travolgere di nuovo la stanza. Sofia si strinse forte alla mia giacca, nascondendo il viso nel mio petto e tremando violentemente.

"Non vi lascerò fare del male, piccola mia," le sussurrai all'orecchio, accarezzandole i capelli ricci. "Ci sono io qui con te."

Marco ed Elena si avvicinarono alla fessura tra le assi di legno della parete per spiare all'esterno.

"Ci sono tre berline nere," disse Marco con tono grave. "Almeno otto o nove uomini armati. Hanno taniche di benzina in mano. Valli non sta scherzando, Renato. Se non gli diamo quello che vuole, ci trasformerà in cenere."

"Non possiamo dargli le prove!" esclamò Elena con voce angosciata. "Se gli consegniamo la chiavetta, ci ucciderà comunque per non lasciare testimoni. Non ha più nulla da perdere ora che la polizia locale è allertata!"

Guardai la scatola di latta che tenevo nello zaino, poi guardai il viso terrorizzato di mia nipote. Non potevo permettere che la vita di Sofia finisse prima ancora di essere iniziata.

"Elena ha ragione," dissi riflettendo rapidamente. "Dobbiamo giocare d'astuzia. Valli vuole me e la scheda di memoria. Non sa che voi due e Sofia siete qui dentro insieme a me se non ci muoviamo tutti insieme."

"Cosa hai intenzione di fare, Renato?" chiese Marco afferrandomi il braccio.

"Uscirò io da solo," risposi con voce ferma e risoluta. "Facendo finta di voler trattare la resa. Nel frattempo, voi tre uscite dal retro del fienile, usate il letto del torrente per coprirvi e raggiungete la strada principale. Lì fermerete la prima auto di passaggio e chiederete aiuto alla Polizia Stradale o ai Carabinieri della stazione centrale di Bologna."

"No! Non ti lascio qui a morire da solo!" protestò Marco con rabbia.

"È l'unico modo, Marco!" gridai a bassa voce, fissandolo negli occhi. "Tu sei il mio migliore amico e devi proteggere mia nipote. È l'ultimo desiderio di mia figlia Chiara. Promettimelo!"

Marco deglutì a fatica, la mascella contratta dal dolore e dall'impotenza, poi annuì lentamente. "Te lo prometto, Renato. Sulla mia vita."

Mi voltai verso Sofia. Mi chinai e le baciai la fronte. "Ascolta il nonno, Sofia. Vai con Marco ed Elena. Loro ti porteranno in un posto sicuro. Io vi raggiungerò presto, te lo giuro."

"Promesso, nonno?" chiese lei con i grandi occhi pieni di lacrime.

"Promesso," mentii, sapendo perfettamente che le mie probabilità di uscire vivo da quell'incontro erano pressoché nulle.

Prese la scatola di latta, ne estrassi il taccuino nero ed estrassi una vecchia scheda SD vuota che tenevo nel portafoglio per la mia macchina fotografica. Misi la scheda vuota dentro una custodia di plastica per farla sembrare la chiavetta USB originale e mi infilai la vera chiavetta rosso acceso nella fodera della mia scarpa destra.

"Renato, ti prego, stai attento," disse Elena stringendomi la mano con calore.

"Andate, ora!" ordinai indicando la porta posteriore del fienile che dava direttamente sul letto in secca del torrente.

Attesi che i loro tre profili svanissero tra la fitta vegetazione del torrente, poi feci un lungo respiro profondo, mi riassettai il giubbotto ed uscii dalla porta principale del fienile a mani alzate, tenendo visibile la finta custodia della scheda di memoria nella mano destra.

L'aria fredda della mattina mi colpì il volto. Davanti a me, disposti a semicerchio, c'erano gli uomini di Corrado Valli, tutti con le armi puntate contro di me. Al centro del gruppo c'era Corrado, vestito con il suo solito impermeabile elegante, che sfoggiava un sorriso vittorioso e crudele.

"Alla fine ha prevalso il buon senso, vecchio mio," disse Corrado facendo un passo avanti. "Dov'è la bambina?"

"L'ho mandata lontano da qui ore fa," risposi con voce fredda e impassibile, avanzando con cautela verso di lui. "Lei non c'entra niente con i tuoi sporchi affari. Ho io quello che cerchi. C'è tutto in questa scheda: i conti di Panama, i nomi dei tuoi soci, le registrazioni."

Corrado allungò la mano avidamente. "Dammela."

"Prima voglio la garanzia che lasci in pace la mia famiglia," dissi fermandomi a tre metri di distanza da lui.

Corrado fece una risata sommessa, poi fece un cenno con la testa a uno dei suoi uomini alla sua sinistra. L'uomo si fece avanti portando con sé un tablet collegato a una videocamera di sorveglianza remota.

"Pensi davvero che io sia uno sprovveduto, Renato?" disse Corrado con una voce glaciale che mi fece gelare il sangue nelle vene. "Guarda lo schermo."

Sullo schermo del tablet veniva trasmessa una ripresa diretta della strada provinciale per Bologna: una pattuglia della polizia stava bloccando una vecchia vettura nera. Dalla macchina venivano fatti uscire a forza Marco ed Elena, ammanettati sul cofano dell'auto, mentre un agente prendeva in braccio una bambina in lacrime.

"I miei uomini si occupano di tutto, Renato," disse Corrado ghignando con sadica soddisfazione. "E sai qual è la parte migliore? Chi credi che mi abbia fornito le coordinate precise di questo fienile mezz'ora fa?"

Rimasi pietrificato, incapace di formulare una parola.

Corrado si avvicinò al mio orecchio e sussurrò: "È stata Elena. Elena lavora per me fin dall'inizio. Ha finto di essere l'amica di Chiara solo per guidarti esattamente dove volevo io."