La Poltrona di Pelle a Parma
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La Poltrona di Pelle a Parma

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parte 8: La Fuga Notturna

Il colpo fu così violento che Miriam barcollò indietro, aggrappandosi alla spalla del figlio per non cadere a terra. La sua espressione di trionfo si era trasformata in un terrore puro e primordiale; aveva capito, forse per la prima volta nella sua vita, che il denaro e il cognome non potevano proteggerla dalle conseguenze delle proprie azioni e dalla cruda realtà dei fatti legali.

"Non è possibile..." mormorava Miriam, scuotendo freneticamente la testa con i capelli cotonati che si scomponevano ulteriormente. "Mio padre... mio padre mi aveva assicurato che quel documento non sarebbe mai stato trovato..." "Le cose cambiano, signora Montanari, soprattutto quando si accumulano decenni di frodi e menzogne per coprire il vuoto finanziario," replicò l'avvocato Moretti con una calma glaciale, riponendo con cura il documento all'interno della cartellina di cuoio.

Gaetano, vedendo crollare l'ultimo baluardo della sua autorità familiare, perse completamente il controllo. Si voltò verso la madre con rabbia repressa, rinfacciandole tutte le bugie con cui lo aveva cresciuto: "Me lo avevi detto tu! Mi avevi detto che eravamo intoccabili, che questa donna non avrebbe mai potuto toccarci! E invece mi hai rovinato la vita costringendomi a sposarla solo per sistemare i nostri debiti!" "Insolente!

Infingardo!" urlò Miriam, schiaffeggiando il figlio in pieno volto con uno schiocco secco che riecheggiò in tutta la stanza. Quella scena patetica fu il capitolo finale della loro finta aristocrazia di provincia. Senza aggiungere altro, girai le spalle ai due coniugi e feci un cenno all'avvocato e agli ufficiali giudiziari. "Procedete pure con lo sgombero dei beni personali e il cambio delle serrature.

Voglio che questa casa sia completamente libera entro domattina." Il fabbro si mise subito all'opera, mentre i due ufficiali ingiungevano a Gaetano e Miriam di raccogliere le proprie cose in un paio di valigie e di abbandonare immediatamente la proprietà. Con la coda tra le gambe, tra borbottii di insulti e lacrime di frustrazione, i Montanari furono scortati fuori dalla villa che avevano tiranneggiato per tre lunghi anni.

Mentre la porta blindata si chiudeva definitivamente alle loro spalle con un tonfo sordo, mi sedetti finalmente sulla poltrona di pelle marrone scuro nella sala da pranzo. Il cuoio scricchiolò sotto il mio peso, ma questa volta quel suono non mi trafisse il petto: era il rumore della mia liberazione. Tuttavia, mentre guardavo fuori dalla finestra la pioggia che continuava a bagnare i giardini di Parma, non sapevo che Gaetano, accecato dal risentimento e dalla disperazione, stava pianificando un ultimo disperato gesto di vendetta che avrebbe messo a rischio la mia stessa incolumità fisica.