parte 12: La Notte dei Conti Aperti
I due agenti della polizia di Parma fecero irruzione nella cucina con passo deciso e coordinato, bloccando immediatamente Gaetano prima che potesse raggiungere la portafinestra. Uno di loro gli torse un braccio dietro la schiena con mossa esperta, facendolo sbattere contro il frigorifero in acciaio mentre gli stringeva le manette ai polsi con un clic metallico secco e inesorabile.
"Lasciatemi andare! Non sapete chi sono io! Questa è mia moglie che mi ha teso un tranello!" urlava Gaetano dimenandosi come un animale in gabbia, con la bava alla bocca e i vestiti inzuppati di fango e pioggia. L'agente capo gli lanciò un'occhiata di compattezza professionale, spingendolo verso l'uscita. "Sì, signore, racconterà tutto al giudice domani mattina in questura.
Per adesso è in arresto per tentata effrazione, violazione di domicilio e violazione delle disposizioni di allontanamento." Io rimase immobile al centro della cucina, osservando quella scena con un senso di profonda e liberatoria catarsi. Non provavo gioia, né trionfo meschino; provavo semplicemente un vuoto pacifico, come dopo una lunga febbre che finalmente si era esaurita, lasciando il corpo ripulito da ogni tossina.
Mentre Gaetano veniva trascinato fuori dalla villa tra urla isteriche e imprecazioni rivolte alla mia famiglia, l'avvocato Moretti fece il suo ingresso nella cucina dai vetri rotti, sistemandosi la cravatta con aria compassata. "Tutto sotto controllo, signora Elena," disse l'avvocato guardando i frammenti di ceramica sul pavimento. "I carabinieri hanno verbalizzato l'effrazione.
Domani mattina depositeremo l'istanza definitiva per il divorzio con addebito e la richiesta di un ordine restrittivo permanente nei confronti di tutti i membri della famiglia Montanari." "Grazie, avvocato," risposi con un lieve cenno del capo, versandomi un bicchiere d'acqua fresca. "Fatelo subito. Non voglio più che il loro nome venga associato a questa casa." L'avvocato annuì rispettosamente e si allontanò per coordinare la bonifica dell'immobile.
Rimasi sola nella grande villa silenziosa. La pioggia aveva smesso di cadere, e i primi raggi di un'alba limpida e dorata iniziavano a filtrare attraverso i vetri della sala da pranzo, illuminando la poltrona di pelle marrone scuro. Mi avvicinai lentamente, mi sedidi sopra e, per la prima volta in tre anni, sentii che quel posto apparteneva interamente a me, e a nessun altro.






