La Poltrona di Pelle a Parma
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La Poltrona di Pelle a Parma

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parte 4: Il Confronto Nello Studio

"Che cosa ci fai qui?" abbaiò Gaetano, cercando di ricomporsi con un'aria di falsa autorità che ormai faceva quasi tenerezza. La sua voce tremava impercettibilmente, tradendo il panico che lo stava divorando vivo. Feci un passo avanti, entrando nella penombra dello studio, con le braccia conserte e lo sguardo fisso nei suoi occhi sfuggenti. "Dovrei farti io la stessa domanda, Gaetano.

Che cosa stai cercando di nascondere in questa casa che, ti ricordo, è mia?" Lui deglutì a fatica, stringendo i fogli legati dal nastro rosso così forte che le sue nocche diventarono bianche come il gesso. "Non è affar tuo. Questa è una questione privata della mia famiglia, documenti storici che... che non ti riguardano." "Tutto ciò che si trova sotto questo tetto mi riguarda direttamente," replicai con una calma glaciale che lo mandò fuori di sé.

"E soprattutto, i documenti che hai appena estratto da quella cassaforte non appartengono alla tua gloriosa famiglia, ma a mio padre, che li ha lasciati in custodia qui dentro prima che tu trasformassi questa villa nel quartier generale delle tue speculazioni fallite." Gaetano sgranò gli occhi, sorpreso dal fatto che io fossi a conoscenza di quel dettaglio.

"Tu... tu sai cosa c'è scritto qui dentro?" "So molto più di quanto immagini," risposi avanzando ancora di un passo, costringendolo a indietreggiare fino a urtare la scrivania in legno massello. "So che l'azienda tessile da cui i tuoi genitori hanno ereditato tutto il loro benessere iniziale non è stata fondata da tuo nonno con il sudore della fronte, come amate raccontare nei pranzi della domenica, ma è stata salvata dal fallimento grazie a una fideiussione segreta firmata da mia madre negli anni ottanta, in cambio della quale la vostra famiglia ha ceduto ogni diritto patrimoniale effettivo su questa proprietà." Il viso di Gaetano perse ogni residuo colore.

Le sue labbra si muovevano senza emettere alcun suono, come un pesce fuori d'acqua. Aveva sempre vissuto nell'illusione di essere l'erede di un impero, il maschio alfa di una dinastia intoccabile, e ora scopriva di non essere altro che il custode temporaneo di un patrimonio altrui, tenuto in piedi per pietà e per convenienza commerciale. "Adesso," continuai con voce ferma e inappellabile, "posa quei documenti sulla scrivania e vattene a dormire sul divano.

Domani mattina avvieremo le pratiche per la separazione giudiziale e la liberazione immediata della villa." Lui cercò di ribellarsi, sollevando un dito con fare minaccioso, ma la sua autorità era ormai svanita nel nulla. Tuttavia, non sapevamo che fuori dalla porta blindata della villa, qualcun altro aveva ascoltato ogni singola parola della nostra conversazione.