parte 7: La Rivelazione di Miriam
"Tu credi di aver vinto, piccola vipera ingrata?" urlò Miriam, con il volto contratto da una smorfia di odio così feroce da sembrare quasi disumana. "Credi che questa villa sia davvero tua solo perché c'è il tuo nome su un pezzo di carta firmato dai tuoi avvocati?" L'avvocato Moretti si fermò, sollevando un sopracciglio con scetticismo, mentre io mantenni la mia posizione, incrociando le braccia.
"Se ha qualcosa da dire al giudice, signora Miriam, può farlo nelle sedi competenti. Qui valgono i registri immobiliari ufficiali della conservatoria di Parma." "I registri non dicono tutto!" sbottò Miriam, avanzando minacciosa verso la scrivania e indicando con un dito nodoso la cassaforte ancora aperta. "Quella villa, e tutto il terreno su cui sorge, sono stati acquistati negli anni sessanta da mio padre, il quale stipulò un contratto fiduciario con la famiglia di tuo padre, Elena.
Un contratto che prevede una clausola di salvaguardia dinastica: in caso di divorzio o interruzione unilaterale del matrimonio senza eredi diretti maschi, la proprietà deve ritornare integralmente alla famiglia Montanari, pena una penale milionaria che manderebbe in rovina la tua azienda di famiglia!" Calò un silenzio tombale nella stanza. Gaetano, che fino a un attimo prima sembrava un animale braccato, sollevò lentamente lo sguardo, riaccendendo nei suoi occhi una scintilla di speranza malevola.
"È vero..." sussurrò lui, riacquistando un briciolo di voce. "C'è... c'è quella clausola nel vecchio testamento di mio nonno. Mio padre me ne aveva parlato prima di morire." Io rimasi immobile per un istante, avvertendo un leggero brivido lungo la schiena. Per la prima volta, la certezza assoluta della mia vittoria sembrò vacillare. Avevo sottovalutato la capacità dei Montanari di tessere ragnatele legali nel corso dei decenni.
Ma l'avvocato Moretti, anziché preoccuparsi, accennò a un piccolo sorriso ironico, sistemandosi gli occhiali sul naso con flemma professionale. Estrasse dalla sua ventiquattrore un documento ingiallito, sigillato con i vecchi timbri notarili del tribunale di Bologna. "Signora Miriam," disse l'avvocato con voce pacata e tagliente come una lama di rasoio, "credo che lei viva nel passato.
Quella famosa clausola fiduciaria a cui fa riferimento è stata legalmente annullata e sciolta nel 1994, esattamente il giorno in cui suo padre ha venduto la piena proprietà dei terreni all'azienda della famiglia di Elena per ripianare i suoi debiti di gioco. Ho qui l'atto di quietanza liberatoria firmato di suo pugno da suo padre." La faccia di Miriam sbiancò di colpo, trasformandosi in una maschera di pietra. Aveva giocato l'ultima carta della disperazione, scoprendo di avere in mano un mazzo di carte totalmente falsate dal tempo e dall'incompetenza dei suoi avi.






