La Poltrona di Pelle a Parma
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La Poltrona di Pelle a Parma

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parte 11: Il Braccio di Ferro Finale

Gaetano rimase pietrificato per un secondo, con il cacciavite ancora stretto nella mano destra e il cappuccio abbassato sulla fronte. Il suo volto era una maschera di disperazione e follia lucida. "Tu... tu mi hai teso una trappola," sibilò lui, facendo un passo minaccioso in avanti, poggiando i palmi delle mani sul ripiano in marmo dell'isola centrale.

"Questa casa è mia! Tu non puoi trattarmi così! Io sono tuo marito!" "Eri mio marito," lo corregse prontamente io, facendo un passo deciso verso di lui senza indietreggiare di un solo millimetro, mantenendo la mano sinistra libera e la destra pronta a qualsiasi evenienza. "Adesso sei solo un intruso che ha violato una proprietà privata e commesso un reato federale di effrazione notturna." Gaetano rise istericamente, un suono strozzato e sgradevole che rimbombò tra le pareti della cucina.

"Pensi che mi importi qualcosa della denuncia? Pensi che i tuoi avvocati possano fermarmi? Mi avete umiliato davanti a tutti! Mia madre è distrutta, la mia famiglia è rovinata, e tu te ne stai qui a fare la regina nel palazzo che ho contribuito a mantenere!" "Tu non hai mantenuto un bel niente, Gaetano," risposi con una calma glaciale che lo mandò completamente fuori di testa.

"Hai vissuto a scrocco per tre anni, sperperando i risparmi della mia famiglia in investimenti idioti e coprendo le tue insicurezze con il disprezzo verso di me. E adesso la festa è finita." Con un ruggito di rabbia animalesca, Gaetano perse ogni residuo controllo: afferrò una pesante ciotola di ceramica piena di frutta posta sul bancone e la scagliò con violenza contro la mia direzione.

La ciotola frantumò in mille pezzi la vetrinetta alle mie spalle, facendo piovere frammenti di vetro ovunque. Ma io non mi mossi. Avevo già premuto il tasto di invio sul mio cellulare appoggiato sul tavolo: sirene lontane ma inequivocabili iniziarono a risuonare lungo il viale alberato del quartiere residenziale. I lampeggianti blu della polizia di Parma stavano illuminando i vetri delle finestre esterne. Gaetano, sentendo le sirene avvicinarsi rapidamente, capì di essere in trappola. Si voltò di scatto verso la portafinestra per darsi alla fuga, ma trovò la strada sbarrata da due agenti in divisa che lo aspettavano già fuori, con le armi nei foderi e i manganelli pronti.