parte 14: Il Nuovo Inizio a Parma
Tre mesi dopo l'episodio della notte piovosa, la vita a Parma aveva ripreso il suo corso regolare, ma con una prospettiva completamente rinnovata. I Montanari erano spariti dalla circolazione: Miriam era stata costretta a vendere la sua vecchia residenza in periferia per ripianare i debiti accumulati dal figlio, mentre Beatrice aveva dovuto lasciare l'appartamento nel centro storico ed era tornata a vivere a casa della madre in un clima di reciproca e velenosa recriminazione.
Gaetano, invece, affrontava un processo per bancarotta fraudolenta ed effrazione, assistito da un avvocato d'ufficio che cercava faticosamente di ridurne la pena. Io avevo ripreso in mano le redini della mia azienda di famiglia con una grinta e una lucidità che non avevo mai avuto prima. Sotto la mia guida, il fatturato era cresciuto del trenta percento, e avevo avviato un programma di riqualificazione urbana nel centro di Parma che aveva ridato lavoro a decine di famiglie locali.
Quella mattina, seduta di nuovo sulla grande poltrona di pelle marrone scuro nella sala da pranzo della mia villa, stavo rivedendo gli ultimi bilanci aziendali sul tablet. Il cuoio della poltrona non scricchiolava più in modo sinistro; il tempo e la cera nutriente che avevo fatto applicare avevano reso la seduta morbida, accogliente e perfettamente aderente al mio corpo.
Il campanello dell'ingresso suonase dolcemente. Non c'erano avvocati in cappotto cammello, né ufficiali giudiziari, né suore arrabbiate fuori dalla porta. Era il corriere che mi consegnava un mazzo di orchidee bianche fresche, accompagnato da un biglietto firmato dalle mie amiche più care, che mi invitavano a festeggiare insieme il mio compleanno e la mia ritrovata libertà.
Sorrisi, annusando il profumo delicato dei fiori, e alzai lo sguardo verso la grande finestra che incorniciava i tetti rossi di Parma bagnati dalla luce del pomeriggio. Ero sola, ma non mi ero mai sentita così completa, forte e padrona assoluta del mio domani. La poltrona di pelle non era più il simbolo di una sottomissione silenziosa, ma il trono ritrovato della mia indipendenza.






