La Poltrona di Pelle a Parma
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La Poltrona di Pelle a Parma

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parte 13: L'Ultima Lettera

La mattina seguente, Parma si risvegliò sotto un cielo terso, tipico di quell'autunno emiliano che sapeva di terra bagnata e promesse di rinascita. La villa era tornata a essere un'oasi di pace assoluta; le serrature erano state completamente sostituite da un sistema di sicurezza biometrico di ultima generazione, e i segni dell'aggressione notturna erano stati ripuliti dai domestici di fiducia che avevo convocato all'alba.

Mentre sorceggiavo il mio primo caffè mattutino nel gazebo in ferro battuto del giardino, l'avvocato Moretti mi raggiunse portando una busta spessa, sigillata con ceralacca rossa, recapitata pochi minuti prima dal tribunale. "C'è una comunicazione urgente per lei, signora Elena," disse l'avvocato porgendomi la missiva con un guanto di cotone bianco.

"Arriva direttamente dal carcere di Parma. L'ha scritta Gaetano prima che si tenessi l'udienza di convalida dell'arresto." Presi la busta tra le dita con una certa riluttanza, spezzai il sigillo e sfilai il foglio di carta intestata, rigido e ingiallito. La grafia di Gaetano era nervosa, quasi illeggibile, tradendo lo stato di totale prostrazione psicologica in cui versava. “Elena,” esordiva la lettera, “se stai leggendo queste righe, significa che ho perso tutto. Hanno bloccato i miei conti personali, mia madre si rifiuta di venirmi a trovare in carcere perché dice che le ho rovinato la reputazione, e i miei vecchi amici sono spariti tutti nel giro di una notte. Avevi ragione tu su tutto. Ho vissuto nell'illusione di essere un padrone, mentre ero solo un debole incapace di affrontare la realtà. Ti chiedo solo una cosa: per favore, non infierire ulteriormente sulla mia famiglia. Ti restituisco simbolicamente quel poco di dignità che mi è rimasto. Ti auguro di trovare la pace che io non ho saputo darti.” Fissai il foglio per qualche secondo, senza provare né rabbia né rancore, ma solo una immensa, definitiva indifferenza.

Piegai la lettera con cura e la gettai nel cestino della carta ai miei piedi. Non c'era più nulla da perdonare, perché non c'era più alcun legame da salvare. "Ci sono altre disposizioni legali da firmare, avvocato?" chiesi sollevando lo sguardo verso Moretti. "Nessuna, signora," rispose lui con un sorriso caloroso. "La pratica di divorzio è stata accettata in via prioritaria, e la proprietà della villa è stata blindata sotto il trust esclusivo della vostra azienda familiare.

Nessuno potrà mai più insidiare i suoi beni." Annuii soddisfatta, voltandomi a guardare la grande vetrata della villa che rifletteva la luce del sole nascente. Il capitolo più buio della mia vita si era finalmente chiuso per sempre.