parte 2: L'Avviso di Sfratto
Il telefono continuava a squillare sul comodino della mia stanza da letto, mentre la voce singhiozzante di mia cognata Beatrice risuonava dall'apparecchio come una sinfonia di disperazione controllata. Beatrice era sempre stata la copia carbone di sua madre: snob, viziata, convinta che il mondo intero le dovesse qualcosa semplicemente per il fatto di portare il cognome dei Montanari.
Eppure, in quel momento, il suo tono arrogante si era dissolto nel panico più assoluto. "Elena, ti prego, devi aiutarmi," ripeteva Beatrice tra i singhiozzi, mentre io mi rigiravo tra le dita una tazza di caffè fumante, osservando la nebbia fitta che avvolgeva i giardini all'italiana della villa. "Ho ricevuto una raccomandata. Dicono che l'appartamento nel centro storico di Parma in cui vivo da quattro anni verrà pignorato se non pago gli arretrati entro quarantotto ore.
Ma Gaetano mi aveva assicurato che l'affitto era coperto dal trust di famiglia! Mi ha detto che ci pensavi tu, che avevi firmato tutto!" Un brivido di gelido divertimento mi percorse la schiena. "Ah, davvero?" risposi con un filo di voce, mantenendo un controllo ferreo sulle mie emozioni. "Gaetano ti ha detto questo?" "Sì! E ora il proprietario vuole cacciarmi di casa con i bambini.
Elena, tu hai contatti con gli avvocati, tu capisci di queste cose burocratiche... fai qualcosa!" Quello che Beatrice non sapeva, e che suo fratello aveva colpevolmente nascosto a tutta la famiglia per coprire la propria incompetenza finanziaria, era che il trust di famiglia non esisteva più da oltre due anni. O meglio, era stato completamente prosciugato da Gaetano per finanziare le sue folli speculazioni in criptovalute e i suoi capricci da playboy di provincia.
L'appartamento di Beatrice a Parma non apparteneva a un misterioso fondo fiduciario, bensì a una holding immobiliare che faceva capo direttamente a me, acquistata con i fondi riservati della mia azienda per proteggere il mio patrimonio personale dal disastro imminente che avevo fiutato fin dal primo giorno di matrimonio. "Beatrice," dissi con una calma disarmante, "ti consiglio di chiamare tuo fratello e di chiedere a lui spiegazioni.
Io non c'entro nulla con i suoi affari." "Ma come non c'entri? Voi siete una famiglia!" urlò lei, perdendo quel poco di contegno che le era rimasto. "Appunto," tagliai corto io, riattaccando il telefono senza darle il tempo di replicare. Quella telefonata fu solo la prima tessera del domino a cadere. Nelle settimane successive, il castello di carte costruito su menzogne, apparenze e parassitismo sociale iniziò a crollare rovinosamente su se stesso, travolgendo uno dopo l'altro tutti i membri della famiglia Montanari. Ma il vero colpo di scena non riguardava solo i soldi; riguardava un segreto molto più oscuro custodito nella cassaforte dello studio di Gaetano.






