parte 10: La Trappola della Cucina
Il vetro della portafinestra emise un crepitio sordo quando Gaetano, armato di un piccolo cacciavite tascabile, riuscì a fare leva sulla guarnitura esterna. Con un movimento rapido ma circospetto, la porta cedette di qualche centimetro, lasciando filtrare uno spiffero di aria fredda e umida all'interno della cucina. Vidi la sagoma scura di mio marito infilare la mano attraverso lo spiraglio per sbloccare la maniglia interna.
Trattenni il respiro, appoggiando la schiena contro il frigorifero in acciaio spazzolato, con la mano destra saldamente stretta attorno all'impugnatura della pistola nel cassetto, sebbene sperassi con tutta me stessa di non doverla usare. La maniglia scattò con un clic metallico. La porta si aprì completamente e Gaetano fece un passo all'interno della stanza, calpestando il pavimento in gres con le scarpe infangate di fango e ghiaia.
Si fermò un istante ad annusare l'aria, disorientato dal buio assoluto e dall'assenza di rumori familiari. "Elena..." sussurrò con una voce roca e alterata dall'alcol e dalla rabbia repressa. "So che sei sveglia. Non puoi nasconderti da me a casa mia." A casa sua. Anche in quel momento di disperata illegalità, la sua arroganza maschilista non accennava a estinguersi.
Continuava a considerare quel luogo come un suo feudo personale conquistato per diritto di nascita. Decisi di non rispondere subito. Lasciai che avanzasse ancora di qualche metro, addentrandosi nella penombra della cucina, lontano dalla via di fuga della portafinestra. Quando lo vidi oltrepassare l'isola centrale in marmo, premetti con il piede un interruttore a pedale nascosto sul battiscopa: di colpo, le strisce LED ad alta intensità sotto i pensili si accesero all'improvviso, inondando l'intera stanza di una luce bianca, abbagliante e tagliente come una lama.
Gaetano urlò coprendosi gli occhi con le mani per difendersi dal riverse improvviso, barcollando all'indietro e urtando contro uno degli sgabelli alti. "Stai cercando qualcosa, Gaetano?" la mia voce riscrisse il silenzio della cucina, fredda, cristallina e priva di qualsiasi emozione. Lui spalancò gli occhi, sbattendo le palpebre per abituarsi alla luce, e mi vide lì, in piedi dall'altra parte della penisola, con le braccia conserte e lo sguardo fisso su di lui.






