Parte 9: L'imboscata dei sicari e la svolta investigativa
I due fuoristrada bloccarono la strada sterrata che portava alla scogliera, accendendo improvvisamente gli abbaglianti che mi accecarono, proiettando la mia ombra gigantesca contro la parete di roccia del faro. Mi tesi all'istante, trovando riparo dietro un blocco di cemento armato utilizzato per i vecchi lavori di ristrutturazione mai completati. Dalle portiere dei mezzi scesero quattro uomini incappucciati, armati di fucili a pompa e pistole con silenziatore.
Si mossero con una coordinazione militare, controllando il perimetro circostante. Sapevo di essere in inferiorità numerica schiacciante, ma la mia esperienza investigativa e la profonda conoscenza del territorio mi offrivano un piccolo vantaggio tattico. Mentre avanzavano lentamente verso il mio nascondiglio, uno di loro parlò ad alta voce con una radio portatile, e la frequenza si sintonizzò per un istante sul canale aperto del mio cellulare di servizio che tenevo nella tasca interna. «Capo, abbiamo ripulito il faro.
Lorenzo è ferito gravemente ma non parla. La donna e la bambina devono essere qui nei dintorni. Trovatele prima che arrivino i rinforzi dei Carabinieri.» Un brivido di gelo mi pervase la schiena. C'era una talpa all'interno della caserma o della procura di Taranto? Come facevano a sapere dei rinforzi? Non c'era tempo per riflettere. Sfruttando un lampo di tuono che coprì il rumore dei miei movimenti, spantai rapidamente due colpi in aria per distrarre la loro attenzione, poi mi mossi agilmente tra i cespugli di macchia mediterranea, aggirandoli sul fianco sinistro.
Sorpresi il primo uomo alle spalle, disarmandolo con una mossa secca e tramortendolo con il calcio della pistola prima che potesse gridare. Presi il suo fucile e la radio ricetrasmittente, ascoltando le comunicazioni interne della banda. «Attenzione, c'è un infiltrato! Il Maresciallo è armato e libero! Controllate gli uliveti!» gridò la voce metallica dall'apparecchio. Il cuore mi balzò in gola. Stavano puntando dritti verso il boschetto dove Renata e Alice si erano nascoste. Corsi come non mai sotto la pioggia battente, pronto a tutto pur di proteggere la mia famiglia, indipendentemente da cosa dicesse quel maledetto test del DNA.






