Il Mistero della Notte Tarantina
News Story

Il Mistero della Notte Tarantina

0 visualizzazioni

Parte 4: La trappola digitale e il messaggio cifrato

Il monitor del computer portatile continuava a lampeggiare, proiettando una luce verdastra sulle pareti scrostate della stanza. Mi avvicinai lentamente, tenendo sempre l'arma pronta, mentre i miei occhi cercavano disperatamente qualsiasi segno della presenza di Renata o di quel misterioso Lorenzo. Sullo schermo apparve improvvisamente una stringa di testo che si componeva lettera per lettera, come se qualcuno stesse digitando da remoto in quel preciso istante. «Ottimo lavoro, Maresciallo Rossi. Ma arrivate sempre un passo troppo tardi» recitava il messaggio digitale. «Se volete rivedere vostra figlia e scoprire chi siete veramente, dovrete decifrare il passato che avete cercato di seppellire dieci anni fa.» Sotto la scritta comparve un file audio cifrato e le coordinate GPS di un vecchio faro lungo la costa ionica, isolato e sferzato dalle onde.

Compresi immediatamente che si trattava di una trappola, ma non avevo altra scelta. Ogni fibra del mio essere di padre urlava che dovevo correre là, incurante del pericolo mortale che certamente mi attendeva. Prima di lasciare la stanza, feci una rapida foto allo schermo con il mio cellulare di servizio e inviai i dati al mio team fidato in caserma, chiedendo un'analisi immediata del traffico di rete e della provenienza di quel segnale.

Sapevo di rischiare la sospensione, l'arresto, persino la radiazione dall'arma, ma a quel punto non importava più nulla. La mia intera esistenza era stata ridotta a un cumulo di menzogne e manipolazioni. Salii di nuovo in macchina, premendo l'acceleratore a fondo in direzione della costa. La pioggia si era trasformata in un nubifragio che rendeva la visibilità quasi nulla, costringendomi a guidare a memoria tra i tornanti bui che conducevano al vecchio faro abbandonato.

Mentre l'auto sfrecciava nella notte, il mio cervello elaborava le parole del messaggio: "il passato che avete cercato di seppellire". Quale passato? Dieci anni prima ero un semplice agente all'inizio della mia carriera, trasferito da Bari a Taranto dopo un'operazione delicata contro la criminalità organizzata locale. C'entrava forse quel periodo oscuro con l'identità di mia figlia e con la vera natura di Renata? La tensione emotiva era arrivata a un livello tale che ogni battito del mio cuore sembrava scandire un conto alla rovescia inesorabile verso la verità.