Parte 12: La pulizia della caserma e gli arresti eccellenti
Nelle ore successive all'operazione nel boschetto costiero, la caserma dei Carabinieri di Taranto fu un viavai frenetico di ambulanze, magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia e reparti speciali. Lorenzo fu caricato su un'ambulanza e piantonato in ospedale per le ferite riportate, ma le sue condizioni erano stabili e la sua testimonianza, unita ai documenti ritrovati nel laptop cifrato, si rivelò devastante per l'organizzazione criminale.
Ciò che emerse all'alba fu ancora più sconvolgente di quanto potessimo temere: il nome del giudice corrotto e del funzionario infedele che avevano protetto il clan per dieci anni e che avevano tentato di insabbiare la verità sulla falsa identità di Renata e sulla nascita di Alice figurava nei registri sequestrati durante i raid notturni. Mi trovavo nel mio ufficio, con la camicia spiegazzata, le occhiaie profonde e una tazza di caffè ormai freddo tra le mani.
La porta si aprì dolcemente ed entrò Renata. Aveva il viso stanco ma disteso, privo di quella maschera di terrore che aveva indossato per anni. «Marco... posso entrare?» chiese con voce flebile, quasi impaurita di varcare quella soglia. Alzai lo sguardo verso di lei, respirando a fondo. Il dolore del tradimento iniziale non era svanito del tutto, ma la tempesta emotiva aveva lasciato spazio a una nuova consapevolezza. «Vieni qui, Renata» dissi indicando la sedia di fronte alla mia scrivania. «Dobbiamo parlare.
Di tutto. Di quello che è stato, di Lorenzo, e soprattutto di Alice.» Renata si sedette, stringendosi le mani in grembo, e per la prima volta dopo anni mi guardò negli occhi senza segreti, pronta a raccontarmi ogni singolo dettaglio della sua vita passata, senza più ombre né menzogne a dividerci.






