Il Mistero della Notte Tarantina
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Il Mistero della Notte Tarantina

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Parte 10: Il ritorno di Lorenzo e la verità svelata nel bosco

Raggiunsi il limitare del boschetto di ulivi appena in tempo per vedere due sagure incappucciate che perlustravano i tronchi secolari con le torce elettriche accese. Renata e Alice erano rannicchiate dietro un grande muretto a secco, tremanti e abbracciate strette. Alzai il fucile sottratto poco prima al sicario, puntando con precisione millimetrica.

Prima che potessi premere il grilletto, un colpo sordo risuonò alle mie spalle, seguito da un grido di dolore. Mi voltai di scatto, con l'arma pronta a fare fuoco, e vidi una sagoma barcollante che emergeva dalla pioggia. Era Lorenzo. Aveva una ferita sanguinante alla spalla sinistra, il cappotto lacerato e il volto coperto di fango e sangue, ma teneva ancora stretta una vecchia pistola. «Non sparare, Marco... non sono venuto per ucciderti» ansimò Lorenzo, appoggiandosi faticosamente a un tronco d'ulivo per non crollare a terra. «Perché dovrei crederti, Lorenzo?

Sei tu che hai distrutto la mia vita, hai manipolato Renata e hai messo in pericolo mia figlia!» urlai sottovoce, con la rabbia che traboccava da ogni poro della mia pelle. «Ascoltami bene, carabiniere» disse lui con un filo di voce, tossendo copiosamente. «Quella banda non cerca solo Renata. Cercano i documenti che dieci anni fa smascherarono il traffico di rifiuti tossici e riciclaggio gestito dal clan mafioso locale... un clan protetto da un alto ufficiale della giustizia.

Renata fu costretta a cambiare nome e a nascondersi, e io fui mandato in esilio per salvarci la pelle. Ma sapevamo che prima o poi ci avrebbero trovati.» «E Alice?» chiesi con la voce rotta da un nodo alla gola che quasi mi soffocava. «Di chi è figlia Alice?» Lorenzo mi guardò negli occhi, con un'espressione di profonda tristezza mista a rispetto. «Alice è mia figlia biologica, Marco... ma tu sei il suo vero padre.

Perché sei stato tu a crescerla, ad amarla, a vegliare su di lei ogni notte quando stava male, mentre io ero costretto a guardarla da lontano nell'ombra. Renata ti ha amato davvero, Marco. Il nostro passato era morto e sepolto, ma il pericolo ci ha travolti di nuovo.» Prima che potessi replicare, i due sicari che perlustravano il bosco si voltarono di scatto verso di noi, richiamati dalle nostre voci, imbracciando le armi.