Parte 5: Il faro nella tempesta e le prime rivelazioni
Il profilo minaccioso del vecchio faro si stagliava contro il cielo plumbeo, sferzato da raffiche di vento che facevano tremare la lamiera della mia auto. Parcheggiai a debita distanza, spegnendo i fari per non dare nell'occhio, e imbracciai la torcia e l'arma. L'accesso principale era sbarrato da una pesante catena arrugginita, ma scorsi una porta di servizio laterale socchiusa, sbattuta violentemente dal vento contro il muro di pietra.
Entrai furtivamente, calpestando calcinacci e vetri rotti. L'interno del faro era un labirinto di scale a chiocciola in ferro battuto che salivano vertiginose verso la lanterna spenta. Da lassù, nel silenzio irreale interrotto solo dal fragore delle onde del mare in tempesta contro la scogliera sottostante, proveniva una flebile luce fioca. Iniziai a salire gradino dopo gradino, con il cuore in gola e i muscoli tesi allo spasmo.
Ogni passo metallico risuonava sinistro nella tromba delle scale. Arrivato all'ultimo ripiano, trovai una porta aperta. Mi affacciai con circospezione, tenendo la pistola ben salda. All'interno della sala circolare della lanterna, legata a una sedia e con la bocca imbustata da un nastro adesivo, c'era mia figlia. I suoi occhi grandi e terrorizzati mi imploravano aiuto.
Poco distante da lei, in piedi vicino alle vetrate bagnate dalla pioggia battente, c'era Renata, con lo sguardo perso, e accanto a lei un uomo alto, dai capelli scuri e un ghigno freddo stampato sul volto. Lorenzo. «Finalmente sei arrivato, Marco» disse l'uomo con voce calma, quasi divertita, facendo un passo avanti e mostrando le mani vuote. «Era ora che i nodi venissero al pettine.» «Lasciala andare, Lorenzo!
È solo una bambina!» urlai, puntandogli l'arma dritta al petto, mentre la rabbia mi annebbiava la vista. «Calmati, Maresciallo» rispose lui senza scomorsi, indicando la bambina con un cenno del capo. «Prima di sparare, dovresti chiederti perché quella bambina chiama te "papà" quando in realtà il suo sangue appartiene a un altro uomo... e il suo vero destino è legato a un segreto che la tua cara moglie ha cercato di proteggere per anni.» Renata scoppiò in un pianto dirotto, urlando contro Lorenzo di smetterla, mentre la tensione nella stanza raggiunse un picco insostenibile, pronta a esplodere in un bagno di sangue o in una verità definitiva.






