Il Mistero della Notte Tarantina
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Il Mistero della Notte Tarantina

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Parte 2: L'ombra del passato e il certificato fantasma

Il foglio che stringevo tra le dita tremanti sembrava pesare come un macigno. L'inchiostro nero del certificato di nascita originario, recuperato illegalmente attraverso i canali riservati che un maresciallo dei Carabinieri sa come muovere quando la legge personale viene calpestata, urlava una menzogna che durava da quasi un decennio. Nella casella riservata al padre non c'era il mio nome, Marco Rossi.

C'era un nome che non sentivo pronunciare dai tempi dell'università a Bari: Lorenzo Moretti. Proprio quel Lorenzo che la mia bambina aveva nominato con terrore nel cuore della notte. Il cerchio si stringeva, ma la paura non faceva che dilatarsi, trasformandosi in una rabbia sorda e cieca che minacciava di travolgere ogni mio briciolo di lucidità professionale.

Come era possibile? Renata mi aveva conosciuto anni dopo la fine di quella relazione universitaria che credevo sepolta e dimenticata. Mi aveva cercato, amato, sposato. E soprattutto, perché mia figlia non risultava biologicamente legata a Renata, ma al tempo stesso portava tratti somatici che, in parte, richiamavano proprio quel fantasma del passato?

C'alcunché di perverso e calcolato in quella messinscena. Corsi fuori dall'ospedale, incurante della pioggia che aveva ripreso a battere implacabile sulla città vecchia di Taranto. Salii a bordo della mia auto civetta, inserii la chiave nel quadro e accesi il motore, deciso ad andare a fondo prima che Renata potesse avvisare chiunque fosse il vero burattinaio di questa tragedia familiare.

Il cellulare squillò all'improvviso, facendomi sobbalzare. Era un numero sconosciuto, schermato. Risposi di scatto, digrignando i denti: «Pronto? Chi parla?» Dall'altra parte della cornetta si udì una risata fredda, calcolata, seguita da parole che mi gelerono il sangue nelle vene. «Maresciallo Rossi... non correte troppo veloce. Rischite di perdervi il meglio dello spettacolo.

Vostra figlia non è dove pensate che sia adesso. E Lorenzo vi sta aspettando nel posto dove tutto è iniziato.» La linea cadde bruscamente. Premisi il piede sull'acceleratore, le gomme che stridevano sull'asfalto bagnato, mentre il tachimetro saliva pericolosamente. L'ospedale era ormai lontano, ma la vera corsa contro il tempo era appena iniziata, e la tensione nell'aria si faceva ogni secondo più irrespirabile.