Parte 7: L'agguato nella notte e la fuga precipitosa
Il fragore dei vetri infrantisi al piano inferiore fece sobbalzare tutti noi nella sala della lanterna. Lorenzo perse quel suo ghigno sicuro, mentre il suo volto si tinse di un pallore improvviso. Si voltò di scatto verso la scala a chiocciola, urlando un nome che non riconobbi, ma che fece capire immediatamente che la situazione era sfuggita al controllo di tutti. «Ci hanno trovati!
I corrieri del boss non hanno aspettato i nostri ordini!» esclamò Lorenzo, estraendo a sua volta una pistola semiautomatica dalla cintura e puntandola verso la porta della scala. Il mio istinto professionale da Maresciallo prese il sopravvento sulla tempesta emotiva che mi dilaniava dentro. Dimenticai per un istante il tradimento di Renata, dimenticai la menzogna sulla paternità di Alice.
C'era una bambina terrorizzata da mettere in salvo, e c'erano dei criminali armati che stavano salendo per eliminarci tutti. «Prendi Alice e nasconditi dietro il parapetto in ferro! Muoviti!» urlai a Renata con tono perentorio, afferrandola per un braccio e spingendola verso l'angolo più riparato della stanza circolare. Lorenzo mi guardò con odio misto a disperazione, ma capì che in quel momento eravamo alleati per forza di cose. «Se usciamo vivi da questa, ti spiegherò tutto il resto, Maresciallo.
Ma adesso dobbiamo coprire la via di fuga.» Dalla tromba delle scale salirono i primi colpi di arma da fuoco. I proiettili perforarono il legno della porta e scheggiarono le pareti di pietra, facendo volare polvere e frammenti ovunque. Risposi al fuoco sporgendomi con cautela e sparando due colpi di rimando per tenere a distanza i sicari che avanzavano al buio.
Il fracasso degli spari rimbombava assordante nella torre metallica, mescolandosi al ululato del vento e ai pianti disperati della bambina. «Da questa parte! C'è una scala di sicurezza esterna di servizio!» gridai indicando una porticina secondaria che dava direttamente sulle scale antincendio esterne, sferzate dalla pioggia torrenziale. Afferrai Alice tra le braccia, stringendola forte al petto, mentre Renata ci seguiva da vicino, coperti dal fuoco di copertura che Lorenzo continuava a scambiare con gli aggressori all'interno del faro. Uscimmo nella notte buia e tempestosa, calpestando i grigliati metallici bagnati che dondolavano pericolosamente nel vuoto.






