Parte 6: La confessione di Renata e il segreto di Bari
Abbassai di un centimetro la mira della pistola, non per esitazione, ma perché le parole di Lorenzo avevano colpito Renata come una frustata. La donna si era inginocchiata accanto alla sedia della bambina, liberandole la bocca dal nastro adesivo tra le lacrime, mentre la piccola si stringeva a lei singhiozzando disperatamente. «Papà... portami via di qui» piagnucolò la mia bambina, e quel suono mi trafisse l'anima come una lama rovente. «Marco... perdonami.
Ti prego, ascoltami prima di sparare o di fare qualcosa di folle» gridò Renata, guardandomi con occhi pieni di terrore e disperazione pura. «Non ti ho mai mentito sull'amore che provo per te, ma... ma la verità sulla nascita di Alice è molto più complicata di quanto immagini.» Lorenzo fece un passo indietro, estraendo lentamente dalla tasca della giacca una cartelletta di cuoio logora. «Raccontagli tutto, Renata.
Raccontagli perché dieci anni fa, durante la tua collaborazione segreta con la procura di Bari, fosti costretta a cambiare identità e a affidare tua figlia... la figlia nostra... a un uomo pulito, irreprensibile, un carabiniere ligio al dovere che non avrebbe mai sospettato nulla.» Rimasi pietrificato. I pezzi del puzzle iniziarono a ricomporsi nella mia mente con una violenza inaudita.
Il mio passato a Bari, le vecchie inchieste sulla malavita organizzata, il trasferimento improvviso, e poi l'incontro fortuito con Renata in un caffè del centro di Taranto. Non era stato un caso. Era stata una copertura orchestrata nei minimi dettagli, e io ero stato scelto inconsapevolmente come scudo umano e legale per proteggere una bambina braccata da criminali senza scrupoli. «Tu... tu sapevi tutto fin dall'inizio?» chiesi a Renata con un filo di voce, sentendo il terreno franarmi sotto i piedi, mentre il mare continuava a sbattere furioso contro la scogliera del faro.
Renata annuì lentamente, abbassando lo sguardo, incapace di sostenere i miei occhi carichi di delusione e rabbia tradita. Ma prima che potessi replicare, un rumore di vetri infranti e passi pesanti risuonó all'ingresso del faro. Non eravamo soli.






