«Sono andata a fare una sorpresa a mio marito in ospedale, ma un suo collega mi ha guardata con le lacrime agli occhi e mi ha chiesto: “Non ti ha detto niente, vero?”»
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«Sono andata a fare una sorpresa a mio marito in ospedale, ma un suo collega mi ha guardata con le lacrime agli occhi e mi ha chiesto: “Non ti ha detto niente, vero?”»

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PARTE 9

Rimasi immobile nell'ombra dell'arcata, con il respiro bloccato in gola e le mani serrate a pugno così forte da conficcarmi le unghie nei palmi. Non riuscivo a credere ai miei occhi. Il mio dolcissimo Marcus, l'uomo che salvava vite umane nei reparti d'ospedale, ridotto a giocarsi la propria dignità — e forse molto di più — in una bisca clandestina gestita da individui loschi.

«Ho ancora una mano da giocare, Victor,» rispose Marcus con voce ferma, sebbene un sottile strato di sudore gli imperlasse la fronte. «E so perfettamente come coprire il mio debito. Non preoccuparti per la mia liquidità.»

L'uomo corpulento, quello che era stato chiamato Victor, sorrise svelando una fila di denti giallastri e perfidi. Fece cenno agli altri giocatori di attendere, poi si sporse in avanti poggiando i gomiti sul panno verde del tavolo.

«Lo so che sei un uomo d'onore, Marcus. Un chirurgo di altissimo livello non perde mai la mano, giusto? Ma i debiti con The Apex Club non si pagano con le promesse o con le fiches che prendi in prestito dalla cassa del circolo,» disse Victor con un tono di voce viscido e minaccioso. «Vogliamo garanzie concrete. E sappiamo benissimo che tu hai accesso a forniture ospedaliere che sul mercato nero valgono una fortuna. Farmaci che nessuno può tracciare facilmente se fatti sparire dai reparti giusti.»

Un brivido di puro terrore mi percorse la spina dorsale. Farmaci ospedalieri trafugati? Marcus non si stava limitando a giocare d'azzardo: stava usando la sua posizione o i suoi contatti per rubare medicinali e rifornire questa organizzazione criminale per estinguere i suoi debiti di gioco?

Marcus chiuse gli occhi per un istante, e in quel momento vidi sul suo viso tutta la disperazione di un uomo che aveva venduto l'anima al diavolo e non sapeva più come tornare indietro.

«Non posso farlo di nuovo, Victor,» disse Marcus con un filo di voce, scuotendo la testa. «Quella roba... i controlli in ospedale sono diventati troppo severi. Rischio la radiazione immediata e la galera.»

«La galera o la radiazione sono problemi tuoi, dottore,» replicò Victor, perdendo improvvisamente il tono amichevole e battendo un pugno pesante sul tavolo che fece sobbalzare le fiches. «Hai tre giorni di tempo per portarmi la fornitura che abbiamo concordato, altrimenti la prossima volta che verrai qui non ti parleremo più di carte da gioco. E faresti bene a spiegare a tua moglie e alla tua bellissima bambina perché papà deve trasferirsi... permanentemente in un altro Paese.»

Sentii il mondo crollarmi addosso. Avevano nominato nostra figlia. Stavano minacciando la mia famiglia, la mia bambina di otto anni, per coprire i debiti di un uomo che evidentemente non conoscevo affatto. La rabbia prese il sopravvento su qualsiasi forma di paura o autocons controllo.

«Basta!» urlai, uscendo dall'ombra dell'arcata e facendomi avanti nella stanza prima che chiunque potesse fermarmi. «Finitela subito!»