PARTE 10
Il silenzio che calò nella sala fu tombale. Tutti i presenti si voltarono di scatto verso di me, sbigottiti da quell'intrusione inattesa. I volti dei giocatori si tesero all'istante, mentre le guardie del corpo appoggiate alle pareti portarono immediatamente la mano sotto le giacche, pronte a intervenire al minimo cenno di Victor.
Ma l'espressione più sconvolgere fu quella di Marcus. Quando mi riconobbe, il colore gli sparì completamente dal viso, lasciandolo cadaverico. La sedia cadde all'indietro con un tonfo sordo mentre lui balzava in piedi, barcollantemente, come se avesse ricevuto un pugno nello stomaco.
«Elena...» sussurrò con un filo di voce, con gli occhi sbarrati dal terrore e dall'incredulità. «Cosa... cosa ci fai tu qui? Come diavolo hai fatto a trovarmi?»
«Pensavi davvero che potessi continuare a mentirmi per sempre, Marcus?» dissi, avanzando verso di lui con i pugni chiusi e le lacrime che finalmente rigavano liberamente il mio viso, non più di dolore, ma di una furia cieca. «Pensavi che avrei continuato a cucinare per te, ad aspettarti sveglia la notte, a credere alle tue favole sui turni infiniti in ospedale, mentre tu ti giocavi la nostra vita in questo buco infernale?»
Victor, l'uomo corpulento a capo del tavolo, si risedette comodamente sulla sua sedia, accendendosi un nuovo sigaro con calma glaciale e osservando la scena come se stesse assistendo a un mediocre spettacolo teatrale.
«Ah, la moglie devota,» mormorò Victor tra una boccata di fumo e l'altra, ghignando divertito. «Devo dire che hai coraggio, signora. Entrare qui dentro senza un invito e urlare contro tuo marito... Un comportamento davvero sconsiderato per una persona che tiene alla propria incolumità.»
Marcus si precipitò tra me e Victor, mettendosi fisicamente in mezzo per proteggermi, sebbene tremasse visibilmente in ogni muscolo del corpo.
«Victor, ti prego, lasciala stare! Non c'entra nulla con tutto questo!» implorò Marcus, con una disperazione così autentica nella voce che per un attimo mi spezzò il cuore. «Ti scongiuro, mandarla via subito. Farò qualsiasi cosa mi chiederai, firmerò qualsiasi documento, ma ti prego di lasciarla andare illesa.»
«Marcus, chiudi quella cazzo di bocca!» gridai, spingendolo via di petto con tutta la forza che avevo. «Non implorare questi criminali! Sei tu che ci hai cacciati in questo inferno! Tu e la tua maledetta debolezza per il gioco d'azzardo!»
Marcus indietreggiò di un passo, guardandomi con un dolore così profondo negli occhi che per un attimo mi parve di vedere il ragazzo di cui mi ero innamorata undici anni prima. Ma quel ragazzo non esisteva più; al suo posto c'era solo un uomo distrutto dalle sue stesse menzogne.






