PARTE 14
Le viti opposero resistenza, arrugginite e bloccate da anni di umidità, ma la forza della disperazione ci dava un'energia sovrumana. Con un ultimo scatto deciso, la griglia metallica cedette, staccandosi dalla parete con un sordo tonfo attutito dalle nostre mani.
Dietro la griglia si apriva un condotto buio e stretto, appena sufficiente per far passare il corpo di una persona se fatta strisciare carponi. L'aria che usciva da quel tunnel era fredda e sapeva di libertà.
«Vado prima io,» sussurrò Marcus, infilandosi a fatica nel condotto e porgendomi la mano per aiutarmi a seguirlo. «Ti tiro su. Dobbiamo sbrigarci prima che qualcuno si accorga della nostra fuga.»
Strisciavamo nel buio, guidati solo da un debole barlume di luce lontana che proveniva dalla fine del condotto, quando sentimmo un rumore sordo provenire dalla porta blindata della cella alle nostre spalle: il ticchettio del codice elettronico che veniva digitato. Ci avevano scoperti.
«Presto, Marcus! Muoviti!» gridai con il cuore in gola, spingendolo in avanti mentre il pesante portone di ferro iniziava ad aprirsi con un sinistro cigolio metallico.






