«Sono andata a fare una sorpresa a mio marito in ospedale, ma un suo collega mi ha guardata con le lacrime agli occhi e mi ha chiesto: “Non ti ha detto niente, vero?”»
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«Sono andata a fare una sorpresa a mio marito in ospedale, ma un suo collega mi ha guardata con le lacrime agli occhi e mi ha chiesto: “Non ti ha detto niente, vero?”»

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PARTE 11

Victor si alzò lentamente in piedi, aggiustandosi i risvolti della giacca sartoriale ed emettendo un lungo sospiro di fastidio. Fece un cenno con la mano alle due guardie del corpo massicce appoggiate alla porta d'ingresso.

«La situazione è diventata troppo... rumorosa per i miei gusti,» disse Victor con voce calma ma gelida. «Non mi piace che estranei non invitati vengano a curiosare nei miei affari privati, e ancor meno mi piace che le scadenze vengano messe in discussione da scenate coniugali.»

Le due guardie si staccarono dalla parete e avanzarono verso di noi conpassi pesanti e decisi, sbarrandoci ogni via di fuga verso il corridoio da cui ero entrata.

«Voi due non vi muovete da qui finché non avremo chiarito esattamente che cosa intende fare il dottore per saldare il conto,» continuò Victor, indicandoci con la punta del sigaro. «E quanto alla signora... beh, diciamo che ora è diventata una preziosa ospite della nostra struttura. Una sorta di... garanzia supplementare per assicurarsi che il nostro caro chirurgo rispetti i patti fino all'ultimo centesimo.»

Sentii il sangue raggelarsi nelle vene. Ci avevano sequestrati. Eravamo intrappolati in quella bisca clandestina, circondati da criminali senza scrupoli che non avrebbero esitato a farci sparire senza lasciare traccia se Marcus non avesse fatto esattamente quello che volevano.

«Non toccarla!» urlò Marcus, scattando in avanti con un impeto disperato e lanciandosi contro una delle guardie per liberare la strada.

Ma fu una mossa inutile e sconsiderata. La guardia, molto più robusta e allenata di lui, evitò facilmente il suo attacco scoordinato e gli tirò un pugno violentissimo dritto allo stomaco. Marcus emise un gemito soffocato, piegandosi in due e crollando pesantemente sulle ginocchia fredde del pavimento, con le mani strette attorno all'addome e il respiro mozzato.

«Marcus!» urlai disperata, precipitandomi al suo fianco e inginocchiandomi per sorreggerlo mentre tossiva copiosamente, cercando disperatamente di riprendere aria.

«Stai... stai bene, Elena?» mi sussurrò lui con un fil di voce, sputando una goccia di sangue dal labbro spaccato e guardandomi con un'espressione di tale strazio che tutte le mie proteste svanirono in un istante.

«Sei un idiota,» piansi, stringendolo forte a me, mentre le guardie ci accerchiavano minacciose. «Sei il più grande idiota di questo mondo... ma non ti lascerò qui da solo.»

Victor ci guardò dall'alto in basso con un ghigno di compatta indifferenza, poi fece segno ai suoi uomini di sollevarci di forza.