PARTE 5
Le parole di David mi rimasero impresse nella mente come colpi di martello su un'incudine rovente. "Quello che scoprirai non ti piacerà per niente." In quel momento, tuttavia, la paura aveva smesso di paralizzarmi, lasciando spazio a un'urgenza viscerale, a una furia fredda e tagliente che non sapevo neppure di possedere. Undici anni di matrimonio, di sacrifici condivisi, di illusioni costruite mattone dopo mattone sulla base della fiducia incondizionata, si stavano sgretolando in pochi minuti.
«Dimmi dove va,» ordinai, fissando David con uno sguardo che non ammetteva repliche. La mia voce era ora ferma, priva di esitazioni. «Non m'importa quanto possa essere brutta la verità. Peggio di vivere in una menzogna continua non può esserci nulla.»
David sospirò pesantemente, rassegnato alla mia determinazione. Si frugò nella tasca interna del camice ed estrasse un piccolo taccuino di carta ripiegato in quattro e una penna biro. Sc rapidamente un indirizzo e un nome, poi mi porse il foglietto.
«Questo è un club privato situato nella zona industriale della periferia est della città,» disse David sottovoce, spingendo il foglietto verso di me sul tavolino di plastica. «Si chiama The Apex Club. Sulla carta è un locale esclusivo per facoltosi uomini d'affari e professionisti in cerca di svago notturno. Ma dietro quella facciata di lusso e riservatezza... c'è ben altro.»
Presi il foglietto tra le dita tremanti. Lettere scritte in modo frettoloso ma leggibile: Via delle Industrie, 84 – The Apex Club.
«Che tipo di locale è?» chiesi, aggrottando la fronte. «Un night club? Un casinò clandestino?»
«Entrambe le cose, e probabilmente anche peggio,» rispose David con amarezza. «Girano somme di denaro vertiginose. Si scommette su tutto, Elena. E quando dico tutto, intendo dire che uomini disperati o avidi finiscono per mettere in gioco persino la propria professionalità, la propria integrità... e a volte le loro famiglie.»
Sentii un peso enorme schiacciarmi il petto. Marcus? Il mio Marcus, il chirurgo meticoloso che salvava vite umane, che rimproverava nostra figlia se non lavava i denti prima di andare a dormire, che parlava con tanta passione della medicina moderna... un frequentatore di bische clandestine e club illegali? No, era assurdo. C’era un errore colossale. Eppure, mentre la mia mente cercava di respingere quell'idea aberrante, ricordai le notti in bianco, i bonifici misteriosi, le telefonate sussurrate sul balcone a tarda notte, e quel terrore palpabile nei suoi occhi ogni volta che rientrava all'alba.
«Perché dovrebbe trovarsi lì?» domandai, stringendo il foglietto nel pugno fino a stropicciarlo. «Che legame c'è tra Marcus e quel posto?»
David mi guardò con un'espressione di profonda tristezza, come se provasse pena per la mia incredulità.
«Marcus non va lì come semplice cliente, Elena,» disse David, abbassando la voce a un sussurro quasi impercettibile. «O almeno, non più da tempo. Ho sentito voci nei mesi scorsi, sussurrate nei corridoi tra i medici più anziani che conoscevano la sua vecchia reputazione prima che arrivasse qui. Si diceva che avesse un vizio terribile, un demone che non era mai riuscito a sconfiggere del tutto. Qualcosa legato al gioco d'azzardo ad altissimi livelli. E quando i debiti diventano troppo grandi per essere pagati con i soldi... si finisce per pagare con altro.»






