Il posto 23C: La sorpresa che cambiò tutto
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Il posto 23C: La sorpresa che cambiò tutto

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PARTE 12 — Una scorta inaspettata

Tra le luci blu dei lampeggianti che fendevano la nebbia, la sagoma di un uomo avanzò con decisione all'interno della cappella. Indossava la divisa blu della linea aerea, ma non era Matteo.

Era il secondo pilota del volo Linate-Fiumicino. L'uomo anziano dai capelli grigi che era uscito dalla cabina di pilotaggio dopo lo scandalo a bordo.

Accanto a lui c'erano quattro carabinieri armati che puntavano le torce e le pistole d'ordinanza contro l'avvocato Serra e mia suocera Graziella.

«Mettete le mani dove possiamo vederle!» ordinò il maresciallo a capo del gruppo. «Signor Serra, lasci cadere quella borsa a terra! Immediatamente!»

L'avvocato Serra, comprendendo che la situazione era ormai del tutto compromessa, obbedì lentamente, lasciando cadere la mia borsa sul pavimento di pietra prima di sollevare le mani sopra la testa. Graziella rimase immobile, appoggiata al suo bastone, mentre un tremito incontrollabile le scuoteva il viso.

Corsi verso Leo e lo strinsi fortissimo a me, piangendo di sollievo mentre i militari bloccavano l'avvocato e mia suocera, ammanettandoli.

Il secondo pilota si avvicinò a noi, chinandosi con gentilezza verso mio figlio. «State bene, signora Lazzari?»

Lo guardai, sconvolta e incredula. «Lei... come fa a essere qui? Come ha fatto a trovarci?»

L'uomo si tolse il berretto d'ordinanza con un gesto di rispetto. «Mi chiamo Comandante Roberto Marchi. Sono un vecchio amico di suo padre, Ettore. Quando oggi a bordo ho sentito il suo nome e ho capito chi era, ho capito anche che la situazione stava precipitando.»

Sgranai gli occhi. «Lei conosceva mio padre?»

«Ettore ed io abbiamo prestato servizio insieme nell'aeronautica militare quarant'anni fa», spiegò il comandante Marchi con voce calda e rassicurante. «Tuo padre mi ha chiamato qualche settimana prima di morire. Mi aveva raccontato delle sue paure per te, del fatto che avevi sposato il figlio di Aurelio Moretti e che Graziella vi stava manipolando. Mi aveva chiesto di tenere d'occhio la situazione se mai ti fossi trovata in pericolo.»

Un'ondata di emozione mi travolse. Mio padre non mi aveva mai lasciata sola. Aveva predisposto una rete di protezione attorno a me, prevedendo con incredibile lungimiranza il momento in cui la trappola dei Moretti si sarebbe chiusa.

«Oggi a bordo», continuò il Comandante Marchi, «quando Matteo ha fatto quell'annuncio vergognoso ed è scoppiato il caos, ho capito che era il momento di agire. Quando siamo atterrati a Fiumicino e Matteo è stato sospeso, ho seguito tua suocera. L'ho vista salire sull'auto dell'avvocato Serra con una mappa dell'Umbria. Ho capito che stavano venendo qui per recuperare le carte di tuo padre. Ho allertato immediatamente i carabinieri di Spoleto e li ho guidati fin lassù.»

Guardai mia suocera Graziella. Gli agenti la stavano scortando verso l'uscita della cappella. Quando passò accanto a me, la sua maschera di superba aristocratica era del tutto crollata. Era solo una vecchia donna sola, distrutta dalle sue stesse trame cupa e dal peso di una vita spesa nell'inganno.

«Mio figlio vi distruggerà...» borbottò Graziella con un filo di voce tremante. «Matteo non vi perdonerà mai...»

«Matteo deve pensare a salvare se stesso adesso, signora», rispose freddamente il Comandante Marchi. «E farà bene a trovarsi un buon avvocato, perché le perizie di Ettore Lazzari stanno per essere consegnate alla Procura della Repubblica di Perugia.»

I carabinieri portarono via Graziella e l'avvocato Serra nell'oscurità della notte.

Il Comandante Marchi mi aiutò a rialzarmi, raccogliendo la mia borsa di pelle dal pavimento. «Signora Chiara, la scatola di sicurezza alla Banca di Spoleto deve essere aperta domattina. Ho già contattato il pubblico ministero che si occuperà del caso. La verità sta per venire alla luce.»

Guardai mio figlio Leo. Il suo viso era ancora segnato dalle lacrime, ma nei suoi occhi non c'era più la paura. C'era una luce nuova, la consapevolezza che il buio stava finalmente finendo.

Ma la storia non era ancora conclusa. C'era un ultimo pezzo del puzzle che doveva essere messo al suo posto. E riguardava direttamente Matteo.