PARTE 11 — Il confronto nella cappella
Il fascio di luce della torcia ci accecò. Mi alzai lentamente da dietro l'altare, tenendo Leo stretto dietro la mia schiena. L'avvocato Serra avanzava a passi calmi, il suo abito elegante ormai macchiato di fango sui bordi del pantalone. Dietro di lui apparse la figura di Graziella, appoggiata pesante al suo bastone, con gli occhi che brillavano di una luce perfida nell'oscurità della cappella.
«Non hai nessun posto dove andare, Chiara», disse l'avvocato con tono piatto, quasi burocratico. «La montagna finisce qui dietro con un dirupo. Sei in trappola.»
«Datemi quella borsa», pretese Graziella, muovendo un passo verso di me e alzando il bastone per indicare il mio bagaglio. «So che hai trovato il nastro di tuo padre. Non ti servirà a nulla. Ettore era un pazzo frustrato che ha passato la vita a inventare calunnie contro la mia famiglia!»
«Mio padre non era un pazzo!» gridai, la voce che rimbombava spaventosamente tra le campate in rovina dell'edificio. «Mio padre era un uomo d'onore! Un uomo che si è rifiutato di essere complice della morte di un operaio innocente nel vostro cantiere abusivo!»
Il silenzio che seguì quelle parole fu solenne. Graziella sgranò gli occhi per la sorpresa, mentre l'avvocato Serra fece un impercettibile passo indietro, tradito da un momento di incertezza.
«Voi avete distrutto la vita di quel povero uomo, avete insabbiato un omicidio e avete manipolato la mente di vostro figlio per vent'anni!» continuai, sentendo la rabbia scorrere nelle mie vene come un fiume in piena. «Avete orchestrato persino il mio incontro con Matteo all'università! Mi avete usata, mi avete tenuta vicina solo per controllare che il segreto di mio padre non uscisse mai allo scoperto!»
Graziella recuperò rapidamente il suo contegno, lasciando andare un riso freddo e privo di umorismo. «E anche se fosse? Chi credi che crederà alla parola di una donna abbandonata, sola e senza un centesimo? Tuo marito è stato sospeso, sì, ma noi abbiamo le risorse finanziarie per insabbiare questa storia per sempre. Nessun giudice prenderà in considerazione le farneticazioni di un vecchio morto due anni fa.»
«Le farneticazioni di mio padre sono avvalorate dalle perizie depositate presso un notaio a Perugia», risposi, fissandola dritta negli occhi. «E la scatola di sicurezza alla Banca di Spoleto contiene la chiave per aprire quel plico d'accusa.»
Il viso di Graziella divenne pallidissimo, quasi trasparente alla luce della torcia. Avevo colpito nel segno.
«Serra... prendile la borsa. Adesso!» sibilò l'anziana donna con una ferocia inaspettata.
L'avvocato fece un passo deciso verso di me, allungando le mani per afferrare la cinghia della mia borsa di pelle. Cercai di indietreggiare, ma il mio piede scivolò su una piastrella bagnata dal muschio. Caddi a terra, battendo violentemente il ginocchio sulla pietra dura.
La borsa mi sfuggì di mano, ruzzolando verso i piedi dell'avvocato.
«Mamma!» urlò Leo, cercando di slanciarsi in mio aiuto, ma Graziella lo bloccò per un braccio con la sua stretta di ferro.
«Lascialo stare!» gridai, cercando di rialzarmi nonostante il dolore lancinante al ginocchio.
L'avvocato Serra si chinò e raccolse la borsa di pelle, sorridendo con fredda soddisfazione. «È stato un piacere fare affari con lei, signora Lazzari.»
Ma prima che l'avvocato potesse aprire la cerniera per verificare il contenuto, un suono improvviso lacerò l'aria all'esterno della cappella.
L'ululato di una sirena della Spettabile Arma dei Carabinieri, accompagnato dal lampeggiare di luci blu che illuminarono d'un tratto le pareti di pietra della cappella.
Qualcuno aveva chiamato i soccorsi.
L'avvocato Serra si bloccò, paralizzato. Graziella lasciò andare il braccio di Leo, guardandosi attorno con gli occhi spalancati dal terrore.
Dall'ingresso principale della cappella risuonò una voce forte, amplificata da un megafono: «Qui Carabinieri di Spoleto! Siete circondati! Uscite a mani in alto!»
E dietro ai militari, apparve una figura in divisa che non mi sarei mai aspettata di vedere lì.






