IL MISTERO DEL VOLO DEL 1998
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IL MISTERO DEL VOLO DEL 1998

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PARTE 9: IL RITORNO DELLA MADRE E L'ASSALTO NEI SOTTERRANEI

Prima che il mio dito potesse esercitare la pressione fatale sul tasto d'invio del decodificatore, un tonfo sordo seguito da un grido strozzato rimbombò all'imbocco del cunicolo principale, squarciando il silenzio tombale delle catacombe. L'anziano tecnico scattò in piedi, impugnando una pesante chiave inglese con entrambe le mani, mentre i miei occhi si sgranavano per il terrore.

Dalle ombre della galleria, trascinandosi a fatica e perdendo sangue da un fianco, emerse mia madre. I suoi abiti erano lacerati, il volto coperto di polvere e lividi, ma il suo sguardo conservava una determinazione feroce. "Hanno... Hanno bloccato l'uscita superiore," rantolò lei, appoggiandosi pesantemente alla parete di tufo per non crollare a terra.

"Marco era con loro... ci ha venduti fino in fondo..." Il mio cuore perse un battito. Mia madre era riuscita a liberarsi dal secondo sicario, ma il prezzo pagato era stato altissimo. L'anziano le corse incontro, afferrandola per un braccio e aiutandola a trascinarsi verso la nicchia illuminata dove ci trovavamo noi. "Dobbiamo sbrigarci!" urlò l'uomo, guardando disperatamente lo schermo del decodificatore che mostrava una barra di caricamento lenta, bloccata al sessantasette percento.

"Il segnale qui sotto è debole, il trasferimento dei file richiede una connessione stabile via satellite, e i dispositivi di disturbo di Barone stanno cercando di intercettarci!" In quel preciso istante, dai corridoi bui alle nostre spalle, risuonarono i passi pesanti e cadenzati di stivali militari. Non erano più due semplici sicari; la voce roca e glaciale di Lorenzo Barone in persona echeggiò tra le volte di mattoni rossi, gelando il sangue nelle nostre vene.

"Sofia... Elena... è inutile nascondersi come topi nelle fogne," gridò la voce di Barone, amplificata da un megafono o dall'eco spettrale delle catacombe, con un tono di divertita crudeltà. "Il palazzo è circondato da tre isolati, la polizia locale è stata pagata per deviare il traffico, e vostro zio Marco vi saluta caramente dalla mia limousine. Datemi quella chiavetta, e vi lascerò uscire di qui con un passaporto pulito per un'altra vita.

Altrimenti, questo sotterraneo diventerà la vostra tomba definitiva, esattamente come fu per il caro babbo nel 1998." Le sue parole mi trafissero il cervello come punte di ghiaccio. Sentii un'ondata di rabbia cieca montare dal profondo del mio stomaco, cancellando ogni residuo di paura. Sapevo che Barone stava mentendo; non ci avrebbe mai lasciati vivi, perché eravamo gli unici testimoni oculari e digitali in grado di distruggere il suo impero criminale.

Mia madre, accovacciata accanto a me, mi prese la mano con le dita fredde e tremanti. "Sofia... ascoltami bene," mi sussurrò con un filo di voce, mentre il display del decodificatore passava improvvisamente all'ottanta percento. "Se dovessi cadere qui, ricordati chi sei e da dove vieni. Non permettere a quell'uomo di vincere." Fissai mia madre, poi lo schermo che avanzava lentamente verso l'ottantacinque percento, e compresi che il tempo a nostra disposizione si era ridotto a pochi secondi.

I passi dei mercenari si facevano sempre più vicini, le luci delle loro torce tattiche cominciavano a proiettare ombre lunghe e minacciose sulla curva del cunicolo. Afferrai la pistola caduta a uno dei sicari nel cortile – che avevo raccolto e nascosto nella tasca della giacca – e, puntandola verso l'ingresso del cunicolo, presi una decisione folle e disperata.