PARTE 8: IL TRADIMENTO DELLA FAMIGLIA E IL DOSSIER 1998
Le parole dell'anziano mi colpirono come un pugno nello stomaco, lasciandomi senza fiato. Mio zio Marco? L'uomo che mi aveva regalato la mia prima bicicletta, che mi consolava quando prendevo brutti voti a scuola, che faceva finta di essere il mio protettore severo ma affettuoso... Era lui il traditore? Era lui che aveva venduto la mia famiglia ai carnefici?
"Stai mentendo!" esclamai con voce strozzata, facendomi avanti minacciosamente con il mio pezzo di ferro. "Mio zio Marco non c'entra niente! Lui mi ha cresciuta, mi ha protetta da tutti i parenti che dicevano che mia madre era una criminale!" L'uomo scosse la testa con un sorriso triste e rassegnato, continuando a manipolare i fili elettrici nel pannello.
"La protezione ha un prezzo, ragazza. E tuo zio aveva debiti di gioco enormi che i fondi neri di Lorenzo Barone hanno ripulito in un solo pomeriggio, giusto tre giorni fa, quando hai comprato quel biglietto aereo per Roma." Un legame di causa ed effetto agghiacciante si formò nella mia testa. Il biglietto del 1998 non era riapparso per caso nei sistemi della compagnia; qualcuno all'interno dell'amministrazione, corrotto da anni o ricattato da mio zio Marco, aveva sbloccato quel vecchio codice per rintracciarmi e costringermi a uscire allo scoperto.
Ero stata usata come un'esca vivente, un'agnellina sacrificale condotta dritta sull'altare dei lupi. Il dolore per il tradimento familiare fu così intenso da surclassare persino il bruciore della ferita alla spalla. "Quindi... tutti questi anni trascorsi con loro... erano solo una farsa?" chiesi, con le lacrime che finalmente rigavano le mie guance sporche di polvere e sangue.
"Non del tutto," rispose l'anziano, fermandosi un istante e fissandomi con i suoi occhi penetranti. "Tua zia Clara ti voleva davvero bene, credimi. Ma Marco gestiva tutto il denaro e i contatti con l'esterno. Era lui la spia che riferiva ogni tuo spostamento ai vecchi soci di tuo padre." L'uomo si alzò in piedi, spolverandosi le mani impolverate, e indicò un piccolo cunicolo basso che si apriva dietro il pannello elettrico, nascosto da una grata arrugginita.
"Da lì puoi raggiungere le cloache romane che sboccano direttamente vicino al fiume. C'è una barca ad attenderti, l'ho preparata per tua madre nel caso in cui le cose fossero precipitate. Ma ora devi decidere: vuoi continuare a correre e nasconderti come una preda spaventata, oppure vuoi usare quella chiavetta USB per colpire il cuore del sistema di Barone?" Estrasse dalla tasca interna del cappotto un piccolo dispositivo portatile, un decodificatore militare modificato, e lo porse verso di me.
"Se colleghi la tua chiavetta qui, possiamo trasmettere l'intero dossier finanziario e le prove dell'omicidio di tuo padre direttamente ai server della polizia internazionale e a tutte le principali agenzie di stampa europee in meno di tre minuti. Ma una volta premuto quel tasto, non si potrà più tornare indietro. La tua vita tranquilla, il tuo lavoro, la tua identità... tutto svanirà per sempre." Fissai il decodificatore, poi la chiavetta USB che stringevo ancora gelosamente nella mano sinistra, e infine l'imbocco buio del cunicolo che odorava di libertà e di pericolo.
Sapevo che i sicari di Barone stavano per raggiungere i sotterranei, e sapevo che mio zio Marco, là fuori, stava probabilmente brindando alla nostra cattura. Presi un respiro profondo, sentendo l'ultima goccia di ingenuità infantile dissolversi per sempre dal mio corpo. Corsi verso il dispositivo, inserii la chiavetta nera nell'alloggiamento e, senza un attimo di esitazione, poggiai il dito sul tasto di invio, pronta a scatenare una tempesta che avrebbe travolto tutti i colpevoli.






