IL MISTERO DEL VOLO DEL 1998
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IL MISTERO DEL VOLO DEL 1998

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PARTE 13: L'INSEGUIMENTO SUL FIUME E LA FINE DI UN INCUBO

Il tempo sembrò frantumarsi in milioni di frammenti di cristallo tagliente. Vidi mia madre accasciarsi sulla riva fangosa, e in quel preciso istante il dolore si trasformò in una furia glaciale e cieca che cancellò ogni paura. Con le mani che tremavano violentemente e le lacrime che mi accecaano la vista, infilai la chiave di sblocco nella catena sommersa della piccola barca a motore nascosta tra le canne.

La catena scattò con un rumore metallico, liberando l'imbarcazione. Salii a bordo con un balzo disperato, girai la chiave di accensione nel pannello e tirai la cordicella del fuoribordo. Il motore tossì un paio di volte prima di ruggire con un rombo assordante che ruppe il silenzio della notte, strappando la barca dalle sponde e lanciandola a tutta velocità lungo la corrente scura del Tevere.

Alle mie spalle, le grida furiose dei mercenari e le imprecazioni di Lorenzo Barone esplosero in tutta la loro violenza. "Non lasciatela scappare! Sparate al motore!" urlò Barone con una voce isterica e disperata, mentre i proiettili ricominciavano a fischiare pericolosamente sopra la mia testa, scheggiando la fibra di vetro della barca e sollevando spruzzi d'acqua tutt'intorno a me.

Un proiettile centrò in pieno il faro di prua, riducendolo in frantumi, mentre io mi abbassavo il più possibile dietro la consolle di guida, tenendo saldamente la mano sulla manopola dell'acceleratore. La barca saltava sulle onde provocate dalla corrente, sballottandomi violentemente a destra e a sinistra, ma continuavo a puntare la prua verso il largo, seguendo il percorso tortuoso del fiume che conduceva verso la zona costiera e il mare aperto.

Nello specchietto retrovisore della barca, vidi una delle fuoristrada di Barone mettersi in moto sulla strada arginale parallela, accelerando furiosamente per tentar di tagliarmi la strada al ponte successivo. Il panico cercò di riprendere il sopravvento, ma strinsi i denti con tanta forza da sentire i muscoli della mascella dolermi. Sapevo che se avessi rallentato anche solo per un secondo, sarebbe stata la fine.

Fu allora, mentre il motore urlava al massimo dei giri e la barca sfrecciava sotto le grandi arcate dei ponti storici di Roma, che un bagliore accecante illuminò improvvisamente il cielo davanti a me: le sirene spiegate di tre motovedette della Guardia Costiera e della polizia marittima sbucarono a gran velocità da una curva del fiume, puntando decise e minacciose proprio contro i fuoristrada di Barone e le postazioni dei mercenari sulla riva.

Il dossier digitale che avevamo inviato dai sotterranei aveva sortito il suo effetto devastante in tempi record: i comandi centrali di polizia avevano ricevuto le prove inconfutabili della corruzione e dei crimini di Barone, mobilitando immediatamente le forze speciali per un'operazione di cattura su scala nazionale. Vidi le luci blu lampeggianti riflettersi sulla superficie scura dell'acqua, mentre gli agenti intimavano l'alt ai complici di Barone sulla riva.

Con le lacrime che continuavano a rigarmi il volto per il dolore immenso della perdita di mia madre, ridussi i giri del motore e diressi la mia piccola imbarcazione direttamente verso la motovedetta della polizia, sapendo che l'incubo iniziato nel 1998 era finalmente arrivato alla sua resa dei conti definitiva.