IL MISTERO DEL VOLO DEL 1998
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IL MISTERO DEL VOLO DEL 1998

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PARTE 5: LO SGUARDO DEL NEMICO IN PRIMA CLASSE

Il tempo sembró fermarsi. Le parole di mia madre ronzavano nella mia mente come sciami di api inferocite, mentre il cortile di Trastevere si rimpiccioliva attorno a me, riducendosi a una cornice soffocante. "L'ho incontrato... sullo stesso aereo?" ripetei con un fil di voce, incapace di elaborare una simile mostruosità. Mia madre annuì lentamente, il suo volto contratto dalla tensione e dalla paura.

"Il passeggero del posto 2A," continuò lei con un filo di voce, "quell'uomo che ti ha guardata con disprezzo e ti ha trattata come un'intrusa... si chiama Lorenzo Barone. È il socio traditore di tuo padre, l'esecutore materiale della nostra rovina e l'uomo che ha firmato i mandati di cattura falsificati contro di noi." Un brivido gelido mi percorse la schiena, partendo dalla base del collo fino alle dita dei piedi.

Ricordai ogni singolo dettaglio di quel volo: la sua aria alterigia, il modo sprezzante in cui mi aveva guardata, la sua borsa firmata sbattuta sul mio bracciolo, e soprattutto il suo isterico e repentino cambio di posto quando l'assistente di volo aveva pronunciato la data del 1998. Non si era spostato per fastidio o per snobismo nei miei confronti; era fuggito perché il terrore lo aveva assalito nel riconoscere, in quella ragazza qualunque salita all'ultimo momento, i lineamenti inconfondibili della bambina che credeva di aver cancellato per sempre dalla faccia della terra.

"Lui... lui sapeva chi ero?" balbettai, sentendo le ginocchia tremare sotto il peso di quella scoperta devastante. "Non ne era sicuro all'inizio," rispose mia madre, stringendomi ancora più forte le mani. "Ma il fatto che tu fossi in quella prima classe, con quel biglietto emesso da un circuito protetto che lui stesso cercava di hackerare da anni, gli ha dato la certezza matematica che tu fossi viva." Mi alzai di scatto dalla sedia, facendo quasi rovesciare il tavolino.

Il panico, limpido e distruttivo, prese il sopravvento sulla confusione iniziale. "Se sa che sono qui, allora siamo in pericolo! Dobbiamo scappare, dobbiamo chiamare la polizia, fare qualcosa!" esclamai, muovendo passi disordinati nel cortile. Ma mia madre rimase immobile sulla panca, con un'espressione di tragica rassegnazione mista a una fredda determinazione che non le avevo mai visto prima.

"La polizia non ci aiuterà, Sofia. Barone ha comprato mezza magistratura romana e ha radici profonde nei servizi deviati. Fuggire adesso servirebbe a poco; ci braccherebbe prima ancora che possiamo lasciare il Lazio. L'unica via d'uscita non è la fuga, ma l'attacco. Dobbiamo completare ciò che tuo padre ha iniziato nel 1998." Aprì una seconda cartella all'interno della scatola di legno, estraendo una piccola chiavetta USB di colore nero, dall'aspetto insolito e antico, protetta da un sigillo di ceralacca rossa.

"Questa chiavetta contiene i codici sorgente del brevetto energetico e le prove finanziarie firmate di suo pugno che inchiodano Barone per corruzioni, frodi e omicidio premeditato. Tuo padre l'ha nascosta nel punto più impensabile, un luogo che solo noi due possiamo sbloccare." Mi porse la chiavetta con un riverente rispetto, come se mi stesse consegnando lo scettro di un regno in frantumi.

"Lui è tornato a Roma per recuperare l'ultima copia di questi documenti che credeva distrutta nell'incendio del vecchio laboratorio. E sa che tu, e solo tu, possiedi la chiave logica per decrittarli definitivamente." Rimasi a fissare quel piccolo oggetto di plastica nera poggiato sul palmo della mia mano. Pesava pochi grammi, ma in quel momento mi sembrava reggere il peso di un intero universo di vendetta e giustizia.

Stavo per chiedere quale fosse il passo successivo, quando un rumore sordo provenne dall'ingresso principale del palazzo: il pesante portone di legno scricchiolò, seguito dal calpestio inconfondibile di passi multipli e pesanti che avanzavano decisi lungo il corridoio di marmo. Qualcuno era entrato. E non erano amici.