Il boato fu improvviso e devastante. Porzioni di mattoni e grandi travi di legno fradicio caddero dal soffitto della fornace, sollevando una nube densa di polvere rossa e calcinacci che accecò temporaneamente tutti noi. La struttura industriale, già compromessa da decenni di abbandono, stava cedendo sotto il peso delle infiltrazioni d'acqua accumulate durante la mareggiata autunno.
Un'enorme trave portante crollò a pochi metri da Sarti, separandolo violentemente da me e da Pietro. I suoi due uomini di scorta, presi dal panico di finire sepolti sotto le macerie, indietreggiarono verso l'uscita principale, lasciando momentaneamente incustodita Lucia.
"Marco! Lucia!" urlò Pietro tra la polvere e il fragore dei crolli.
Non persi un secondo. Nonostante il dolore allo stomaco per il pugno ricevuto, mi slanciai verso mia sorella. Estrassi il temperino che avevo ancora nella tasca del cappotto – lo stesso usato per tagliare la fodera della valigia in soffitta – e tagliai con foga le corde che le legavano i polsi.
"Vieni, Lucia! dobbiamo uscire da qui!" gridai, tirandola per un braccio mentre altri mattoni piovevano a poca distanza.
Sarti, tossendo violentemente per la polvere, cercò di riprendere il controllo della situazione. Alzò la pistola e sparò un colpo nella nostra direzione. Il proiettile fischia sibilando vicino al mio orecchio, andandosi a conficcare in una parete di mattoni dietro di me. Ma prima che potesse prendere di nuovo la mira, Pietro afferrò la pesante lanterna a carburo dal muretto e la scagliò con tutta la forza residua contro Sarti.
La lanterna esplose a contatto con il pavimento, liberando una fiammata improvvisa che incendió alcuni vecchi sacchi di iuta accumulati nell'angolo. Un muro di fuoco e fumo denso si erse tra noi e il nostro perseguitore, bloccandogli la vista e il passaggio.
"Da questa parte! C'è un'uscita di servizio sul retro!" urlo Pietro, facendoci strada attraverso un passaggio stretto che conduceva verso l'esterno dell'edificio.
Uscimmo nella notte all'aperto, sferzati dal vento e dalla pioggia che fortunatamente stavano cominciando a diradarsi. Corremmo a perdifiato lungo il pendio fangoso che scendeva verso la strada provinciale, mentre dietro di noi la vecchia fornace continuava a crollare in un sinistro concerto di mattoni frantumati e lamiere contorte.
Ci fermammo solo quando raggiungemmo la scarpata sottostante, nascosti dietro una fitta macchia di rovi e alberi spogli. Eravamo coperti di fango e polvere rossa, senza fiato, ma tutti e tre vivi.
Lucia si lasciò cadere a terra, piangendo disperatamente per la tensione accumulata. Mi chinai su di lei, abbracciandola strettamente, mentre Pietro rimaneva in piedi a guardare verso la fornace, il suo volto solcato dalle rughe e bagnato dalla pioggia.
"Ti sei inventato la storia di Sasso Marconi, vero?" mi chiese Pietro a bassa voce, voltandosi verso di me.
"Sì," risposi, cercando di regolarizzare il respiro. "Volevo prendere tempo. Ma ora dobbiamo dire la verità... Pietro. Dove si trova davvero la seconda valigia? Se Sarti scopre che l'ho ingannato, andrà a cercare ovunque."
Pietro si avvicinò a noi, abbassandosi sulle ginocchia. Il suo sguardo era pieno di una solenne gravità. "La seconda valigia non si trova a Sasso Marconi, né in nessun pozzo. Renzo era un uomo troppo astuto per sotterrare dei documenti importanti dove l'umidità li avrebbe distrutti in pochi anni."
"E allora dove si trova?" chiese Lucia, asciugandosi le lacrime dal viso.
"Si trova dove tutto è cominciato," disse Pietro. "A Bologna. Ma non nella vecchia casa di famiglia... si trova all'interno della statua di San Luca, nel santuario che domina la città dalle colline. Mio padre Renzo lavorò al restauro delle strutture lignee della basilica negli anni '70. Fu lì che nascose la valigia di metallo con i documenti della famiglia Valenti."
Fissai mio fratello con stupore. Il Santuario di San Luca era il simbolo stesso di Bologna, collegato alla città dal portico più lungo del mondo. Renzo aveva collocato il segreto della sua vita nel luogo più visibile e sacro dell'intera regione, al riparo da qualsiasi perquisizione ordinaria.
"Ma come facciamo a prenderla?" chiesi. "San Luca è controllato, e Sarti capirà presto che a Sasso Marconi non c'è nulla."
"Dobbiamo agire prima dell'alba," disse Pietro con decisione. "Sarti impiegherà qualche ora per perlustrare la zona di Sasso Marconi con i suoi uomini. Abbiamo una sola finestra di tempo per salire sul colle della Guardia e recuperare ciò che ci spetta di diritto."
Guardai l'orologio da polso: erano le dieci di sera. La notte si preannunciava lunga e densa di insidie. Ma mentre stavamo per muoverci verso la strada per cercare un riparo, il rumore di un motore d'auto si fece sentire in lontananza. Due fari luminosi tagliarono la nebbia, avanzando lentamente lungo la provinciale nella nostra direzione.






