IL SEGRETO DELLA VALIGIA A BOLOGNA
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IL SEGRETO DELLA VALIGIA A BOLOGNA

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La comparsa di Corrado Sarti nella fornace abbandonata fece precipitare l'atmosfera in un terrore gelato. Sarti avanzava lentamente, i suoi stivali in pelle scura che calpestavano con precisione i mattoni sbriciolati sul pavimento. Ai suoi fianchi c'erano due uomini imponenti, vestiti con giacconi scuri e dallo sguardo indistinto, chiare guardie del corpo assoldate per completare l'opera.

Pietro non fece un solo passo indietro. Spostò la lanterna su un muretto di mattoni e fissò Sarti con un disprezzo accumulato in decenni di clandestinità. Lucia soffocò un grido, stringendosi nella sedia dove era ancora legata.

"Sarti," disse Pietro, la voce ferma nonostante gli anni. "Sapevo che ci avresti seguiti. Hai usato Marco come un cane da caccia, esattamente come tuo padre usò i suoi uomini nel 1954."

"Mio padre era un uomo d'affari, Pietro," rispose Sarti con un sorriso privo di calore, senza mai abbassare il braccio che impugnava la pistola. "E gli affari vanno conclusi, anche se con un ritardo di settant'anni. Quello che tuo padre Renzo ha rubato quella notte non era solo un bambino... era il documento di cessione della proprietà industriale delle Fonderie Valenti. Un documento che Renzo ha nascosto prima di far sparire te."

Guardai Pietro, poi Sarti. La testa mi girava per la velocità con cui le mie certezze storiche venivano smantellate. "Di che cosa sta parlando?" chiesi a Pietro, cercando di attirare l'attenzione su di me per guadagnare tempo. "Chi era davvero nostro padre?"

Pietro voltò la testa verso di me, i suoi occhi azzurri velati da una tristezza infinita. "Nostro padre Renzo lavorava come mastro falegname per il conte Valenti a Bologna. Era un uomo onesto, ma la madre di questo signore," disse indicando Sarti, "era la seconda moglie del conte. Quando il conte morì improvvisamente nel 1954, la donna cercò di sbarazzarsi di me, il figlio di primo letto, per intascare l'intera eredità e cedere l'azienda al suo amante. Renzo scoprì il piano. Non poteva permettere che un bambino di tre anni venisse eliminato."

"E così ti ha preso con sé," mormorai, mettendo insieme i tasselli del puzzle.

"Mi ha portato via nella notte del 12 ottobre 1954," continuò Pietro con voce rotta. "Ma non poteva tenermi a casa sua, a Bologna. Voi stavate per nascere, o eravate appena nati. Se la famiglia Valenti avesse scoperto che Renzo mi nascondeva, vi avrebbero distrutti tutti. Così Renzo mi affidò a una famiglia di contadini fidati sull'Appennino, cambiando il mio nome e provvedendo a me in segreto per tutta la vita. Mi visitava di notte, una volta al mese. Portava il denaro, la legna e il suo affetto di padre sotterraneo."

"Una bella favola," sibilò Sarti con impazienza, facendo un segno con la testa ai suoi due uomini. "Ma ora basta con i ricordi di famiglia. Il vecchio Renzo era un ladro. Insieme a te, portò via il testamento originale e l'atto di fondazione della società. Documenti che oggi valgono decine di milioni di euro per la ristrutturazione del patrimonio immobiliare della holding. Ditemi dove si trova l'altra valigia, e forse vi lascerò uscire da qui con le vostre gambe."

"Non ti daremo nulla," disse Lucia dalla sedia, ritrovasse d'un tratto il coraggio di mia madre. "Mio padre ha sofferto tutta la vita per proteggere la verità!"

Sarti fece un gesto rapido. Uno dei due uomini scatto in avanti, afferrando Lucia per le spalle e puntandole un coltello alla gola.

"Lucia!" urlai, facendo un passo verso di lei, ma il secondo uomo mi bloccò con un pugno violento allo stomaco che mi fece piegare in due sul pavimento polveroso, lasciandomi senza fiato.

"Marco!" gridò Pietro.

L'anziano mio fratello cercò di scagliarsi contro l'aggressore, ma Sarti gli piantò la canna della pistola direttamente sulla fronte, bloccandolo all'istante.

"La mia pazienza è finita," disse Sarti con voce gelida. "Marco, tu hai trovato la fotografia nella prima valigia. Ma tuo padre aveva un metodo sistematico. Se c'era un doppio fondo in quella valigia di cuoio, ce n'è un altro da qualche parte. Dove si trova l'altra valigia di cui parlava il vecchio Anselmo?"

Tossii, cercando di riprendere aria, la testa appoggiata contro la superficie fredda di un mattone. Nel buio del mio cervello, le parole di mio padre Renzo pronunciate cinquant'anni prima riaffiorarono con una chiarezza accecante.

"Certe cose restano dove le ho messe io... sotto la terra dove il legno impara a respirare."

Non era una metafora. Mio padre non usava mai metafore.

"So dove si trova," dissi con la voce ridotta a un sussurro rantolante, alzando lo sguardo verso Sarti. "So dove Renzo ha sotterrato la seconda valigia."

Sarti sorrise, abbassando di poco la pistola da Pietro. "Molto bene, vecchio. Parlare ti farà risparmiare la vita dei tuoi cari. Dove si trova?"

"Nella vecchia falegnameria sulle colline di Sasso Marconi," mentii con fermezza, sperando che la mia voce non tradisse l'inganno. "Sotto il pavimento del pozzo dell'acqua."

Sarti mi fissò per un lungo istante, valutando se stessi dicendo la verità. Poi fece un cenno ai suoi uomini. "Ipotizziamo che tu stia dicendo la verità. Andremo tutti a Sasso Marconi. E se non troviamo nulla, questo viaggio sarà l'ultimo per tutta la famiglia Renzo."

Ma mentre ci costringevano ad alzarci, un rumore sordo e prolungato scosse le fondamenta della vecchia fornace. Il soffitto di mattoni sopra di noi, danneggiato da decenni di incuria e appesantito dalla pioggia battente, iniziò a cedere con un boato sinistro.