IL SEGRETO DELLA VALIGIA A BOLOGNA
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IL SEGRETO DELLA VALIGIA A BOLOGNA

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L'uomo entrò nella bottega con passi rapidi e felpati, guardandosi attorno con la prudenza di un predatore esperto. Portava un cappello scuro calato sulla fronte e una pistola dotata di silenziatore nella mano destra. Non sapeva che fossimo all'interno, ma il suo obiettivo era chiaro: distruggere qualsiasi traccia rimasta prima che la polizia scientifica completasse le perquisizioni.

Noi eravamo accovacciati dietro il grande banco di noce, trattenendo il respiro nel buio spettrale del laboratorio. Lucia si strinse a me, mentre Pietro teneva saldamente tra le mani il quaderno di pelle nera e la ricevuta dell'orfanotrofio.

L'uomo avanzò verso la cassaforte a muro situata dietro la scrivania principale di Anselmo. Con la torcia portatile iniziò ad esaminare le serrature. Sapevo che era solo questione di secondi prima che notasse il pannello del doppio fondo lasciato aperto alla base del banco.

Feci un cenno con la testa a Pietro e Lucia, indicando le scale della cantina sul retro. Dovevamo scivolare verso il basso senza fare il minimo rumore. Iniziammo a muoverci centimetro dopo centimetro, strisciando sul pavimento polveroso.

Ma la sfortuna volle che il tacco della scarpa di Lucia urtasse un piccolo piatto di metallo appoggiato su una mensola bassa. Il piatto cadde a terra con un tintinnio metallico che risuonò nitido nell'ambiente chiuso.

L'uomo si voltò di scatto, puntando la torcia e la pistola verso il banco di noce. "Chi c'è lì?" gridò con voce sibilante.

"Correte!" urlai, alzandomi di scatto e scagliando una pesante lampada d'ottone contro l'aggressore.

La lampada colpì l'uomo al braccio, facendogli deviare il tiro. Il colpo silenziato si conficcò nel legno del banco con un soffio sordo. Pietro e Lucia si lanciarono giù per le scale della cantina, mentre io cercavo di guadagnare terreno per seguirli.

L'uomo si raddrizzò ruggendo di rabbia e si scagliò verso le scale per intercettarci. Ma proprio mentre stava per raggiungere il pianerottolo della cantina, la porta principale della bottega si spalancò di colpo sotto la spinta di tre agenti di polizia in divisa, guidati dal piantone che aveva sentito il rumore strano provenire dall'interno.

"Polizia! Fermi o spariamo!" intimarono gli agenti puntando le armi.

Il sicario di Sarti, vedendosi sbarrata la strada della fuga principale e braccato dalla polizia, tentò un'estrema reazione alzando la pistola contro gli agenti. Un colpo secco rimbombò nella bottega, e l'uomo cadde a terra disarmato e immobilizzato dagli agenti nel giro di pochi istanti.

Mi accasciai contro la balaustra delle scale, il cuore che batteva a mille, mentre Pietro e Lucia risalivano dal seminterrato per abbracciarmi.

L'agente caposquadra si avvicinò a noi, riponendo l'arma. "Signori... cosa ci fate qui? Questa è una zona sottoposta a sequestro giudiziario."

"Abbiamo trovato quello che il Procuratore Gaddi stava cercando," disse Pietro mostrando il quaderno di pelle nera. "La prova definitiva dell'onestà di nostro padre."

La mattina seguente, alle otto e trenta, ci presentammo nell'ufficio del Sostituto Procuratore Umberto Gaddi presso il Tribunale di Bologna. Il procuratore ci accolse con una severità formale, ma quando appoggiammo sul suo tavolo il registro contabile originale e la ricevuta dell'orfanotrofio di San Giuseppe firmata nel 1954, la sua espressione cambiò radicalmente.

Gaddi esaminò i documenti con estrema attenzione per oltre mezz'ora, confrontando le firme e i timbri storici con i rilievi peritali della Procura. Poi si tolse gli occhiali da lettura e ci guardò con profondo rispetto.

"Signor Marco, signor Pietro..." disse il procuratore con voce distesa. "Questo documento cambia completamente il quadro giudiziario. Vostro padre Renzo non solo è pienamente scagionato da ogni accusa di complicità o venalità, ma la sua condotta costituisce un esempio straordinario di senso morale e protezione della giustizia."

"E il fascicolo su nostro padre?" chiese Lucia con l'ansia nella voce.

"Il fascicolo è archiviato per manifesta infondatezza del reato," dichiarò Gaddi firmando il decreto di proscioglimento formale. "Inoltre, con questi documenti e la testimonianza di vostra madre Adele, la posizione di Corrado Sarti è definitivamente compromessa. Risponderà di tentativo di omicidio, estorsione e sequestro di persona. Il patrimonio delle Fonderie Valenti tornerà sotto tutela giudiziaria per la restituzione ai legittimi eredi."

Uscimmo dal palazzo di Giustizia di Bologna mano nella mano, sommersi dalla luce calda di un mattino di sole che spazzava via le nubi e la pioggia dei giorni precedenti. Tutta la verità era finalmente emersa, pulita e luminosa come la pietra dei portici della nostra città.

Ma c'era ancora un ultimo capitolo da scrivere: tornare nella vecchia casa di campagna sulle colline emiliane per riconciliare il passato con il futuro della nostra famiglia.