Il legno dell'armadio cedette sotto un secondo colpo devastante, scagliando schegge e assi spezzate all'interno del salone. L'odore di benzina penetrò immediatamente nella stanza, acre e soffocante, coprendo perfino l'odore di polvere e legna vecchia. L'uomo vestito con la tuta da lavoro avanzò tra le macerie della porta, tenendo la tanica di plastica nella mano sinistra e un accendino antigetto già acceso nella destra. La fiammella blu brillava sinistramente nel buio del salone.
Attraverso la visiera spaccata del casco da motociclista, scorsi due occhi scuri, ricolmi di una follia fredda e lucida. L'uomo si portò la mano libera al casco e se lo sfilò lentamente, rivelando il suo volto.
– "Giacomo..." mormorò Chiara, facendo un passo indietro sotto choc.
Giacomo. Il fratello maggiore di Edoardo. L'uomo che tutti credevano si fosse trasferito in Germania vent'anni fa per rifarsi una vita dopo la morte del padre Marco. L'uomo che non aveva mai accettato la rovina della sua famiglia.
– "Buonasera, famiglia imperfetta," disse Giacomo con una voce roca, deformata dal dolore del colpo di pistola che Edoardo gli aveva inflitto alla spalla. Il sangue gli colava lungo la manica della tuta, ma sembrava non sentirlo neppure. "Che bella riunione di famiglia. Manca solo la cara Elvira, ma a quanto pare la sua presenza si sente ancora fortissima in questa stanza."
Edoardo guardava il fratello come se stesse vedendo un fantasma resurretto dal passato. – "Giacomo... eri tu? Per tutto questo tempo... eri tu dietro Corrado?"
– "Corrado era solo un vecchio idiota avidissimo," sputò Giacomo a terra, spargendo un rivolo di benzina sul pavimento di mattoni. "Un parassita che si è intascato i soldi di Elvira per trent'anni senza mai dividere un centesimo con noi! Quando ho scoperto cosa aveva fatto a nostro padre e come aveva usato la storia del falso ordine di riparazione per incastrare questo vecchio imbecille..." indicò me con un gesto d'odio "...ho capito che era arrivato il momento di riscuotere il conto vero."
– "Cosa vuoi fare con quella benzina, Giacomo?" chiesi, cercando di posizionarmi interamente davanti a Chiara per proteggerla da un eventuale attacco improvviso.
– "Voglio chiudere questa storia una volta per tutte," rispose Giacomo, alzando la tanica e rovesciando il liquido infiammabile sui mobili di legno, sulla libreria e verso il camino. "Corrado è svenuto in casa tua, Vittorio. E voi tre morirete qui dentro, in un 'tragico incendio domestico' provocato da una fuga di gas e da vecchie candele. Nessuno cercherà mai la cassetta di sicurezza della Banca di Sicilia quando tutti i protagonisti di questo schifo saranno ridotti in cenere."
– "Sei pazzo!" urlò Edoardo, muovendo un passo verso suo fratello. "C'è nostro padre di mezzo! La verità su come è morto! Se bruci tutto, distruggi anche l'unica prova che pulisce il suo nome!"
Giacomo rilasciò una risata isterica che risuonò spaventosamente tra le travi di legno del soffitto. – "A chi importa del nome di nostro padre, Edoardo? È morto trent'anni fa! A me importa del denaro della cassetta di sicurezza! La chiave che hai in tasca... dammela subito!"
Edoardo strinse il pugno all'interno della tasca del cappotto, dove riposava la piccola chiave d'ottone trovata dietro il quadro dell'Etna. – "Non te la darò mai, Giacomo. Hai distrutto la mia vita, ti sei intromesso nella mia relazione con Chiara usandomi come una pedina!"
– "Allora morirete subito," disse Giacomo, avvicinando la fiammella blu dell'accendino alla scia di benzina che aveva appena versato a terra.
In quel preciso istante, la disperazione ci diede una forza imprevedibile. Non fu Edoardo a reagire per primo, ma Chiara. Mia figlia afferrò il pesante registratore a cassette dal ripiano del camino e lo scagliò con tutta la forza che aveva in corpo direttamente contro il viso di Giacomo.
L'oggetto di plastica e metallo colpì Giacomo in pieno volto, spaccandogli il setto nasale. L'uomo ruggì dal dolore, lasciando cadere l'accendino e la tanica. La fiammella toccò la benzina sul pavimento: un muro di fuoco alto due metri divampò instantaneamente, tagliando in due il salone della casa di campagna.
– "Scappate!" gridai, afferrando la mano di Chiara e spingendola verso la porta sul retro che dava verso il giardino.
Edoardo si lanciò contro suo fratello Giacomo, placcandolo a terra mentre le fiamme iniziavano ad arrampicarsi rapide lungo le tende di velluto e le travi del soffitto. Il fuoco si propagava con una velocità spaventosa, trasformando la vecchia dimora in un'inferno di arancione e fumo nero.
– "Edoardo! Vieni via!" gridò Chiara voltandosi tra le lacrime.
Edoardo, lottando tra il fumo denso e il calore insopportabile, riuscì a colpire Giacomo con un pugno al volto, liberandosi dalla sua presa. Guardò me e Chiara per un ultimo istante attraverso il muro di fuoco.
– "Andate via!" urlò l'avvocato, mentre il soffitto di legno sopra di loro iniziava a scricchiolare paurosamente. "Prendete la chiave e andate alla banca! Pulite il nome di mia madre e di tuo padre!"
Spinsi Chiara fuori dalla porta posteriore proprio mentre una trave in fiamme crollava al centro della stanza con un boato sordo. Uscimmo nella notte gelida dell'Etna, mentre la casa di campagna veniva inghiottita da una colonna di fuoco che illuminava la nevicata di un rosso sangue. Ma la nostra fuga era ben lontana dal concludersi.






