IL SEGRETO CUSTODITO NEL SILENZIO
News Story

IL SEGRETO CUSTODITO NEL SILENZIO

2 visualizzazioni

Il buio inghiottì la stanza come una trappola che si chiude. Il rumore del vento fuori e la pioggia che batteva contro i vetri diventarono gli unici suoni udibili, seguiti dal respiro affannato di quattro persone bloccate nello stesso spazio ristretto.

– "Nessuno si muova!" gridò la voce di Edoardo nel buio. Sentii il rumore metallico dell'arma che veniva scarrellata.

– "Edoardo, metti via quella pistola!" urlò Chiara, la sua voce deformata dal panico.

Cercai di muovermi a tentoni verso il muro per raggiungere l'interruttore del quadro elettrico, situato nel corridoio accanto all'ingresso. Ma il mio piede urtò contro qualcosa di pesante sul pavimento. Un tonfo secco resuonò nella stanza, seguito da un gemito soffocato.

– "Cosa sta succedendo?" chiesi, allungando le dita nel vuoto.

Improvvisamente, la luce della torcia di un telefono si accese, illuminando la scena dall'alto. Era Chiara. Il fascio di luce scivolò sul pavimento, rivelando il corpo di Corrado disteso a terra, la testa posata vicino all'angolo del mobile dell'ingresso. Un sottile rivolo di sangue scuro iniziava a scorrere dalla sua tempia.

Edoardo era in piedi sopra di lui, con il respiro corto e un pesante soprammobile di bronzo tra le mani.

– "Mi... mi ha aggredito nel buio," balbettò Edoardo, rutilando gli occhi. "Ha cercato di prendermi la pistola!"

Mi chinai immediatamente sul corpo dell'anziano ricattatore. Gli posi due dita sul collo. Il battito era debole, irregolare, ma c'era ancora.

– "È vivo," dissi, alzando lo sguardo verso Edoardo. "Ma dobbiamo chiamare un'ambulanza subito! Se muore qui dentro, siamo finiti tutti!"

– "No! Nessuna ambulanza!" gridò Edoardo, puntandomi contro la torcia e la pistola con mano tremante. "Se arrivano i carabinieri e le ambulanze, trovetanno la mia pistola non denunciata e quei documenti! La mia carriera è finita, la mia vita è finita!"

– "Edoardo, ti prego!" supplicò Chiara mettendosi tra me e l'arma del suo fidanzato. "Mio padre ha ragione! Non possiamo lasciarlo morire!"

– "Stai zitta, Chiara!" ruggì l'uomo, svelando un lato aggressivo che mia figlia non aveva mai visto prima. "Tua madre ha distrutto la mia famiglia! Voi mi dovete la verità! Vittorio, dov'è la chiave della cassetta di sicurezza? Dimmelo o giuro che sparo a te e poi mi prendo i documenti!"

La trasformazione di Edoardo da brillante professionista a criminale disperato era completa. Capii che non avevamo più tempo. L'ipotesi che io avessi firmato l'ordine di riparazione nel 1994 era assurda, ma per Edoardo era la certezza su cui aveva costruito la sua ossessione.

– "Ascoltami," dissi, alzando lentamente le mani per rassicurarlo. "Non so nulla di quella chiave. Ma se c'è una cassetta di sicurezza a nome di Elvira, so dove potrebbe aver nascosto il codice."

– "Dove?" pretese Edoardo, muovendo un passo avanti.

– "Nella nostra casa di campagna a Nicolosi. Sulle pendici dell'Etna. Elvira andava lì ogni volta che doveva riflettere. Era il suo unico vero santuario. Se ha lasciato un messaggio o un codice prima di morire, è nascosto lì."

Era una mezza verità. La casa di Nicolosi era disabitata da due anni, isolata dal paese e priva di linea telefonica. Mandare Edoardo fin lassù mi avrebbe dato il tempo di mettere in salvo mia figlia e chiamare le autorità.

Ma Edoardo non era stupido.

– "Ci andiamo insieme. Adesso," disse freddamente. "Tutti e tre. E il vecchio Corrado lo lasciamo legato qui nel ripostiglio. Se morirà nel frattempo, sarà la sua condanna per averci ricattati."

– "È follia!" esclamai.

– "Muovetevi!" gridò Edoardo, scuotendo la pistola. "Chiara, prendi le chiavi della macchina di tuo padre. Guidi tu. Io sto dietro con Vittorio. Se provate a fare un gesto strano lungo la strada, sparo."

Senza possibilità di scelta, con il corpo di Corrado svenuto nell'angolo e la minaccia della pistola puntata alle spalle, fuorimmo costretti a uscire nella notte di tempesta. La pioggia cadeva a dirotto su Catania, trasformando le strade in fiumi di fango e foglie morte. salimmo sulla mia vecchia Alfa Romeo. Chiara si mise al volante con le mani che tremavano in modo sconsiderato, Edoardo si sedette sul sedile posteriore accanto a me, tenendo l'arma nascosta sotto la giacca e premuta contro le mie costole.

L'auto mise in moto e partì verso le pendici buie e minacciose dell'Etna. Ma mentre l'auto saliva lungo i tornanti deserti di Nicolosi, notai dallo specchietto retrovisore due luci abbaglianti che ci seguivano a distanza costante. Un'altra macchina ci stava tallonando nella tempesta. E non era una pattuglia delle forze dell'ordine.