IL SEGRETO CUSTODITO NEL SILENZIO
News Story

IL SEGRETO CUSTODITO NEL SILENZIO

2 visualizzazioni

Il tonfo metallico sul vetro del finestrino ci fece sobbalzare entrambi. Chiara soffocò un urlo, stringendosi contro lo schienale del sedile. Alla luce incerta del lampione, la figura che svettava accanto all'auto appariva minacciosa, avvolta in un pesante impermeabile scuro con il colletto alzato fino alle orecchie.

L'uomo alzò una mano, facendo cenno di abbassare il vetro. Non sembrava armato, ma la sua postura emanava un'autorità fredda e misurata.

– "Vittorio, giù quel vetro," disse l'uomo con una voce ferma, priva dell'aggressività di Giacomo o della devianza di Corrado. "Non sono qui per farvi del male. Se avessi voluto ammazzarvi, non avrei aspettato che arrivaste in centro a Catania."

Trattenendo il fiato, abbassai il finestrino di tre dita. – "Chi sei? Cosa vuoi da noi?"

L'uomo si inclinò leggermente verso l'apertura. La luce del lampione gli illuminò il volto: un uomo sui sessant'anni, capelli brizzolati tagliati con precisione millimetrica, sguardo duro e stanco.

– "Mi chiamo ispettore Bellini, Squadra Mobile di Catania," disse mostrando per un istante un tesserino di pelle nera con la placca dorata. "E sto seguendo le tracce di Corrado e della famiglia Santoro da più di due anni."

Chiara si sporse in avanti. – "Un poliziotto? Ma allora... la casa di campagna... l'incendio..."

– "I miei uomini stanno domando l'incendio in questo momento," spiegò Bellini con gravità. "Abbiamo trovato i corpi di due uomini all'interno. Uno è Giacomo Santoro. L'altro è Edoardo."

Chiara scoppiò in un pianto silenzioso, coprendosi il viso. La conferma della morte di Edoardo recise l'ultimo legame con la speranza che potesse salvarsi.

– "E Corrado?" chiesi, cercando di mantenere il controllo. "Corrado era a casa mia a Catania. Svenuto nell'ingresso."

– "I miei agenti sono entrati nella tua casa di città un'ora fa, Vittorio," disse l'ispettore incrociando le braccia. "Corrado non c'era più. È rinvenuto e scappato prima del nostro arrivo. Ma sappiamo dove sta andando. Sta venendo esattamente qui." Indicò con lo sguardo l'imponente edificio della Banca di Sicilia dall'altra parte della piazza.

– "Allora sapete della cassetta di sicurezza?"

– "Sappiamo che tua moglie Elvira ha tentato di fare la cosa giusta prima di morire," disse Bellini, addolcendo leggermente il tono. "Tre mesi fa Elvira venne nel mio ufficio. Mi raccontò tutto: l'incidente del 1994, il ricatto trentennale di Corrado, e la copertura di cui Corrado godeva all'interno della Procura. Voleva denunciare tutto, ma aveva il terrore che uccidessero tua figlia Chiara."

Guardai Chiara. Mia moglie aveva portato questo fardello in totale solitudine, cercando alleati persino nella polizia pur di garantirci un futuro libero dal terrore.

– "Se sapevate tutto, perché non siete intervenuti prima?" chiesi con amarezza. "Perché avete lasciato che mia moglie morisse d'ansia? Perché avete lasciato che bruciasse la mia casa?"

– "Perché il documento originale custodito in quella cassetta di sicurezza non incrimina solo Corrado," rispose l'ispettore avvicinando il viso al finestrino. "Incrimina il mio ex dirigente, il procuratore Di Stefano. Se muovevamo un passo falso senza avere in mano quella cassetta di sicurezza, il procuratore avrebbe insabbiato tutto per la seconda volta e voi sareste spariti nel nulla."

L'ispettore controllò l'orologio da polso. Erano le sette e trenta del mattino. I primi bagliori dell'alba iniziavano a filtrare tra le nuvole grigie di Catania, dipingendo la piazza di un viola spettrale.

– "La banca aprirà tra mezz'ora per il personale direttivo," disse Bellini. "Vittorio, hai tu la chiave che Elvira ha nascosto dietro il quadro a Nicolosi?"

Infilai la mano nella tasca della giacca e ne estrassi la piccola chiave d'ottone che avevo salvato dalle fiamme. Sbrilluccicò fiocamente tra le mie dita tremanti.

– "Ce l'ho," dissi. "Ma entrerò lì dentro solo se mia figlia rimane sotto la vostra protezione. Non un passo senza di me."

– "D'accordo," accettò l'ispettore. "Chiara rimarrà in un'auto civetta con due miei agenti proprio qui dietro l'angolo. Tu verrai con me all'interno. Ma fai attenzione, Vittorio: Corrado è un topo in trappola. E un topo in trappola azzanna qualunque cosa si muova prima di morire."

Mentre ci preparavamo a scendere dall'auto, uno furgone bianco privo di scritte si parcheggiò lentamente sul lato opposto della piazza, proprio davanti alle scalinate della banca. I vetri oscurati impedivano di vedere chi ci fosse all'interno, ma il motore rimase acceso, un sordo borbottio che vibrava nell'aria gelida del mattino. La resa dei conti finale era iniziata.