Il sorriso di Edoardo era una maschera d'avorio, perfetta e impenetrabile. La cicatrice sulla sua guancia pareva vibrare leggermente sotto la luce giallastra del lampadario dell'ingresso. Mi trovai congelato sull'ultimo gradino della scala della soffitta, con le mani ancora impolverate per aver maneggiato la scatola di metallo.
– "Edoardo... non mi aspettavo di vederti stasera," mormorai, cercando di dissimulare il tremore della voce.
– "Vittorio, sappiamo quanto tu soffra per la mancanza di Elvira," disse l'uomo muovendo un passo felpato all'interno della stanza. "Chiara è preoccupata per te. Ci ha raccontato che continui a passare le serate accanto a quella vecchia segreteria telefonica."
Chiara mi guardò con un misto di compassione e terrore negli occhi. Evitava con cura di incrociare direttamente il mio sguardo. – "Papà, ti avevo detto di lasciar perdere. Certe cose devono rimanere sepolte. La mamma non avrebbe mai voluto che tu scavassi nel passato."
– "Nel passato?" la mia voce si alzò di un tono, incrinandosi. "Chiara, tua madre nascondeva dei soldi. Nascondeva ritagli di giornale su un incidente del 1994! E oggi... oggi ho ricevuto una telefonata su quel numero."
Il volto di Edoardo cambiò istantaneamente. Il calore posticcio del suo sorriso si dissolse, lasciando spazio a un'espressione dura, calcolatrice. Si voltò lentamente verso Chiara, sferrandole uno sguardo d'avvertimento che fece trasalire la ragazza.
– "Hai chiamato quel numero, Vittorio?" chiese Edoardo, alzando il tono con un'autorità priva di rispetto. "Ti avevo fatto chiaramente intendere di non farlo."
"Ti avevo fatto intendere"? La frase mi rimbalzò in testa come un'eco assordante. La voce... la voce profonda e rauca della segreteria telefonica e della chiamata di un'ora prima era la sua. La voce del fidanzato di mia figlia.
– "Eri tu," sussurrai, facendo un passo indietro verso le scale. "La voce sul nastro... e l'uomo al telefono. Eri tu! Cosa hai fatto a mia moglie? Cosa c'entri tu con Elvira?"
Chiara scoppiò in un pianto silenzioso, coprendosi il volto con le mani. – "Papà, ti prego, fermati! Non capisci! Edoardo sta solo cercandoci di proteggere!"
– "Proteggere da cosa?" urlai, dimenticando la debolezza della mia età, travolto da un'ondata di rabbia pura. "Tua madre veniva ricattata! C'era scritto 'IL RICATTO' dietro la nostra foto di nozze! E tu ti accompagni all'uomo che la minacciava?"
Edoardo sospirò, mettendo le mani nelle tasche del suo elegante soprabito scuro. La sua calma era agghiacciante. – "Vittorio, ti stai facendo un film in testa. Non sai niente di quello che è successo nel 1994. Non sai cosa ha fatto tua moglie per garantirti la vita tranquilla che hai vissuto negli ultimi trent'anni."
– "Parla, maledetto!"
– "L'incidente di Siracusa... l'uomo morto in quella macchina non era uno sconosciuto. Era mio padre, Marco Santoro," rivelò Edoardo, con uno sguardo freddo come il ghiaccio dell'Etna d'inverno. "E tua moglie Elvira non era una semplice testimone. Era in macchina con lui quella notte. Stavano fuggendo insieme."
Le parole caddero come macigni sul pavimento di granito. Sentii le gambe cedere. Fuggendo insieme? Elvira mi tradiva già allora?
– "Non ti credo..." mormorai, aggrappandomi al corrimano di legno. "Elvira mi amava. Eravamo sposati da poco, aspettavamo Chiara..."
– "Ed è proprio Chiara il motivo per cui mia madre è morta di crepacuore e mio padre è finito sotto tre metri di terra!" ringhiò Edoardo, perdendo per un istante la sua facciata composta. "Tua moglie ha sterzato il volante durante un litigio, provocando lo schianto. Poi è scappata, lasciandolo bruciare nell'abitacolo per salvare se stessa e la creatura che portava in grembo!"
Chiara continuava a piangere nell'angolo del corridoio. Non smentiva. La sua passività era la conferma più dolorosa.
– "Ma questo è accaduto trent'anni fa," ribattei, cercando di ricomporre il puzzle letale. "Perché ricattarla ora? Perché la segreteria telefonica?"
Edoardo si avvicinò alla porta d'ingresso e la chiuse a chiave dall'interno, infilando il mazzo nella tasca. – "Perché c'era un altro passeggero quella notte. Un uomo che ha visto tutto e che ha custodito il silenzio in cambio di denaro per tre decenni. Tre mesi prima di morire, tua moglie non ha più potuto pagare. Il ricattatore ha minacciato di distruggere la vita di Chiara, di trascinarla in tribunale come figlia di una criminale e di rovinarne la carriera. Così Chiara si è rivolta a me, senza sapere chi fossi davvero."
Il terrore assunse una forma nuova e ancora più mostruosa. – "Tu... tu ti sei avvicinato a mia figlia per vendetta?"
Edoardo fece un sorriso storto, che deformò la cicatrice sulla sua guancia. – "All'inizio sì. Volevo distruggere la famiglia di chi ha ucciso mio padre. Ma poi ho scoperto che il ricattatore ha dei documenti. Prove che coinvolgono non solo Elvira, ma anche il tuo nome, Vittorio."
– "Mio nome? Io ero a Milano!"
– "È quello che hai sempre creduto tu," disse Edoardo abbassando la voce a un sussurro velenoso. "Ma i biglietti aerei per Milano di quel weekend... portavano la firma di tua moglie. Lei ti ha usato come alibi senza che tu lo sapessi. E stasera, l'uomo che possiede le prove orinali sta arrivando qui a Catania. Vuole un milione di euro, o invierà tutto alla Procura della Repubblica."
Un colpo forte balzò contro la porta d'ingresso. Tre battiti ritmici, pesanti, che fecero tremare il legno massiccio.
Edoardo si bloccò. Chiara soffocò un grido.
– "È lui," disse Edoardo estraendo una pistola dalla giacca. "È in anticipo."






