Il silenziatore dell'arma del Procuratore Di Stefano sembrava una canna di ferro scuro puntata esattamente tra gli occhi dell'ispettore Bellini. La luce rossa d'emergenza del caveau tingeva ogni cosa di una sfumatura sanguigna, rendendo la scena surreale e terrificante.
– "Abbandona la pistola, Bellini," ordinò Di Stefano con un tono secco, abituato a dare ordini che nessuno osava mai mettere in discussione. "I tuoi due agenti al piano di sopra sono stati bloccati dagli uomini della mia scorta personale. Credono che ci sia un allarme bomba in corso. Nessuno scenderà qui prima che io abbia finito."
Bellini non abbassò l'arma. La sua mano era ferma come una roccia, nonostante la situazione svantaggiosa. – "Sei arrivato alla fine della corsa, Procuratore. La verità sull'incidente del 1994, la truffa dell'assicurazione e i soldi estorti ad Elvira... è tutto qui dentro questa cartellina."
– "La verità è un concetto elastico, ispettore," disse Di Stefano facendo un passo felpato verso il tavolo dove giaceva la cartellina rossa. "Trent'anni fa Marco Santoro e Corrado erano diventati una minaccia per i miei investimenti immobiliari a Catania. Quando Corrado manomise i freni dell'auto con l'aiuto di Elvira, io mi limitai a insabbiare l'inchiesta ufficiale. Ho cancellato le perizie meccaniche e ho minacciato la donna per assicurarmi che il marito rimanesse il capro espiatorio perfetto."
Guardai quell'uomo con un disprezzo che superava persino la paura della morte. – "Hai distrutto la vita di mia moglie! L'hai costretta a vivere nel terrore per quarant'anni solo per proteggere le tue carriere sporche!"
– "Tua moglie era debole, Vittorio," rispose Di Stefano voltando per un istante lo sguardo verso di me. "Se fosse stata intelligente, avrebbe preso i soldi che le offrii allora e sarebbe scappata. Invece ha preferito fare la martire per te. E ora, tu farai la sua stessa fine."
Di Stefano sollevò la pistola verso di me.
In quel preciso istante, la pesante porta d'acciaio del caveau – che si era chiusa pochi minuti prima – venno colpita da un impatto tremendo. Un'esplosione controllata farcì saltare la serratura elettronica in un nembo di faville e fumo bianco.
La porta si spalancò con violenza. Attraverso il fumo fece irruzione una figura coperta di fango, con i vestiti strappati e la testa fasciata da un panno di fortuna impregnato di sangue.
Era Corrado. Ma non era venuto per salvare noi. Corrado impugnava una vecchia rivoltella e i suoi occhi erano quelli di un folle spinto dalla disperazione di chi ha perso tutto.
– "Di Stefano!" ruggì Corrado, sparando un colpo a bruciapelo senza neppure prendere la mira. "Mi hai tradito! Mi hai mandato la polizia a casa per eliminare l'ultimo testimone!"
Il proiettile di Corrado colpì Di Stefano alla spalla destra. Il Procuratore urlò dal dolore, lasciando cadere la pistola con il silenziatore sul pavimento di marmo.
Bellini approfittò della confusione improvvisa: si slanciò in avanti, placcando il Procuratore a terra e immobilizzandolo con le manette prima che potesse recuperare l'arma.
Corrado si girò verso di me, alzando la rivoltella tremante. – "I soldi... la cartellina... dammi tutto, Vittorio! È il mio prezzo!"
– "Basta, Corrado!" urlai affrontandolo senza fare un passo indietro. "È finita! Tuo figlio è morto nell'incendio a Nicolosi! Edoardo è morto! Non ti è rimasto più nulla per cui combattere!"
La notizia della morte di Edoardo colpì Corrado come una bastonata in pieno viso. La sua mano tremò vistosamente, la rivoltella scese lentamente verso il basso. I suoi occhi persero la luce della follia, riempiendosi di un vuoto spaventoso.
– "Edoardo..." mormorò con voce rotta. "Mio figlio..."
Bellini si rialzò rapidamente da terra, puntando la pistola d'ordinanza contro il vecchio ricattatore. – "Getta la pistola, Corrado! Subito!"
Corrado guardò la cartellina rossa sul tavolo, poi guardò me, e infine lasciò cadere l'arma sul pavimento d'acciaio con un suono sordo. Si accasciò sulle ginocchia, coprendosi il viso con le mani macchiate di fango e sangue, scoppiando in un pianto dirotto e disperato.
La trappola era finalmente scattata, ma le vittime e i carnefici giacevano ormai mescolati nello stesso fango. Afferrai la cartellina rossa e la busta da lettera di Elvira dal tavolo. La verità era finalmente nelle mie mani, ma il prezzo pagato era stato devastante.






