La vecchia Fiat Panda scricchiolava ad ogni curva mentre salivamo lungo le strade buie e tortuose che portavano verso le colline di Langhirano. La pioggia aveva ripreso a cadere forte, trasformando l'asfalto in una striscia lucida e scivolosa. Delia guardava continuamente attraverso lo specchietto retrovisore, terrorizzata dall'idea di veder comparire i fari di un'auto di pattuglia dell'Ispettore Riva.
Io stringevo il volante con le nocche sbiancate. Non guidavo a quella velocità da decenni, ma l'adrenalina mi manteneva lucido, anestetizzando il dolore alla schiena e la stanchezza che minacciava di farmi svenire.
— "Mancano due chilometri," disse Delia consultando la vecchia mappa stradale che aveva trovato nel cassetto dell'auto stolen. "La villa del Giudice De Santis è isolata, subito dopo il bosco di castagni."
Svoltai lungo un viale sterrato fiancheggiato da alti pini secolari. In fondo al viale si ergeva una grande casa di campagna in pietra con le luci del piano terra ancora accese. Fermai la Panda sotto l'ombra di un albero, spegnendo i fari per non attirare l'attenzione.
Scendemmo dall'auto e ci avvicinammo al cancello in ferro battuto. Suonai il citofono due volte. Dopo un lungo minuto di attesa, la voce cupa e stanca di un uomo anziano risuonava dall'altoparlante:
— "Chi è a quest'ora della notte?"
— "Giudice De Santis... sono Enzo. Enzo Conti," dissi appoggiandomi al grigliato di ferro. "E con me c'è mia moglie Delia. Abbiamo bisogno del suo aiuto. Si tratta di Roberto Serra... e dell'Avvocato Moretti."
Ci fu un attimo di silenzio assoluto dall'altra parte della linea. Poi il meccanismo del cancello scattò con un ronzio metallico, aprendosi lentamente.
Ipotizzammo l'androne della villa. Il Giudice De Santis ci attendeva sulla soglia di casa, avvolto in una vestaglia da camera scura, con un paio di occhiali da lettura appesi al collo. Aveva quasi ottant'anni, i capelli completamente bianchi e uno sguardo severo ma profondamente umano. Ci osservò entrambi — sporchi di fango, bagnati e sconvolti dal terrore — e fece un gesto con la mano per farci entrare immediatamente.
— "Entrate. Veloce," disse De Santis chiudendo la porta a chiave e mettendo la catena di sicurezza.
Ci accompagnò nel suo studio privato, una grande stanza foderata di scaffali pieni di libri di diritto, cartelle d'archivio e una stufa a legna accesa che diffondeva un piacevole calore. De Santis ci versò due bicchieri di brandy con mano ferma.
— "Bevete questo," ordinò sedendosi dietro la sua grande scrivania di noce. "E adesso raccontatemi tutto. Perché avete nominato Roberto Serra dopo trenta nove anni?"
Nelle ore successive, io e Delia raccontammo al vecchio giudice l'intera storia senza omettere nulla: lo spazzolino verde, le croci sul calendario, la comparsa di Marco, le rivelazioni di Costa, la trappola al capannone, la morte di Costa, la falsa operazione della polizia condotta da Riva e la telefonata disperata di Marco dall'ospedale.
De Santis ascoltò ogni singola parola in un silenzio assoluto, prendendo brevi appunti su un blocco di carta con una penna stilografica. Quando terminammo il racconto, il vecchio magistrato si alzò dalla sedia, camminando verso la finestra e fissando la pioggia battente all'esterno.
— "Ispettore Riva..." mormorò De Santis scuotendo la testa. "Sapevo che quel poliziotto era corrotto fino al midollo, ma non pensavo che avesse il coraggio di spingersi fino al tentativo di omicidio diretto."
— "Giudice," disse Delia con voce supplice, "chi è il 'Console'? Marco ha detto che è lui il capo di questa rete."
De Santis si voltò verso di noi, il volto segnato da un'espressione di profonda gravità.
— "Il 'Console' è un nome in codice," spiegò il magistrato. "È il soprannome con cui viene chiamato il Senatore Amedeo Valenti. Trenta nove anni fa, Valenti era un giovane e brillante procuratore di Milano. Fu lui a coprire l'assassinio di Roberto Serra, archiviandolo come un banale incidente stradale. In cambio di quel favore, l'Avvocato Moretti finanziò la campagna elettorale di Valenti, portandolo ai vertici delle istituzioni politiche italiane."
— "Un Senatore della Repubblica?" chiesi sbalordito. "Quindi è lui che gestisce i conti svizzeri di Moretti e il riciclaggio dei rifiuti?"
— "Esattamente," confermò De Santis. "E adesso che Moretti è morto e Costa è stato eliminato, Valenti ha il terrore che il diario di Serra e i codici di accesso ai conti finiscano nelle mani della Procura Antimafia. Marco è l'unica persona al mondo che può rivendicare legalmente l'accesso a quei conti in Svizzera e smantellare l'intero sistema di Valenti."
— "Dobbiamo salvare Marco!" disse Delia alzandosi di scatto. "Riva lo ucciderà nell'ospedale per chiudergli la bocca!"
— "Ha ragione, Signora Delia," disse De Santis afferrando il telefono fisso sulla scrivania e componendo un numero riservato. "Ma non possiamo fare un'azione di forza da soli. Sto chiamando il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Parma, il Colonnello Di Stefano. È uno dei pochissimi uomini d'onore rimasti in questa regione di cui posso mettere la mano sul fuoco."
De Santis parlò al telefono per circa dieci minuti con tono perentorio e autorevole, spiegando la situazione d'emergenza e chiedendo un intervento immediato e riservato della Procura e del Nucleo Operativo dei Carabinieri presso l'Ospedale Maggiore.
Quando riattaccò la cornetta, ci guardò con un sorriso tirato.
— "Il Colonnello Di Stefano sta inviando una squadra speciale all'ospedale per mettere Marco sotto protezione militare e arrestare Riva e i suoi uomini," annunciò De Santis. "Siamo arrivati in tempo."
Ma prima che potessimo tirare un sospiro di sollievo, il suono improvviso di motori ad alta cilindrata risuonò lungo il viale sterrato della villa. Attraverso le tende della finestra, scorgemmo tre grandi SUV neri con i fari spenti che circondavano il giardino della casa.
De Santis si irrigidì, posando lentamente la mano sul cassetto della scrivania.
— "Hanno tracciato il segnale del telefono fisso quando Marco vi ha chiamati..." mormorò il Giudice con voce glaciale. "Non sono venuti per trattare. Sono venuti per eliminare i testimoni."






