La canna scura della pistola munita di silenziatore puntava dritta al centro della mia fronte. Il notaio Serra rimase immobile sulla soglia dell'archivio interrato, la postura eretta e distaccata, come se stesse semplicemente esponendo un cavillo contrattuale durante una vendita immobiliare.
«Lei... era d'accordo con mia madre?» chiesi, cercando di guadagnare tempo mentre arretravo impercettibilmente con il corpo, proteggendo il fascicolo di cuoio dietro la schiena.
«Non ero soltanto d'accordo con tua madre, Laura,» rispose Serra con un sorriso gelido. «Io ero il legale della Clinica San Paolo fin dal 1985. Ero io a gestire il lavaggio del denaro sporco proveniente dalle adozioni illegali e dai finanziamenti dei vostri 'esperimenti'. Tua madre Elena non era una vittima. Era la mente finanziaria di tutta l'operazione.»
Marco si mosse lentamente alla mia sinistra, cercando di posizionarsi nell'ombra proiettata dai grandi scaffali metallici. «E mio padre? Roberto? Ha ucciso anche lui per proteggere questo impero di carte false?»
Serra ridacchiò cinicamente. «Tuo padre era un debole. Un professore idealista che si era lasciato trascinare da Isabella in un gioco più grande di lui. Quando la notte del 14 novembre Roberto decise di andare alla polizia per confessare tutto e restituire te e Laura ai servizi sociali, Elena dovette agire. Non è stata un'aggressività accidentale, Marco. Tua madre ha ucciso tuo padre a freddo, colpendolo alla testa con una statuetta di bronzo prima che potesse salire in auto.»
Il sangue mi si gelò nelle vene. L'immagine della madre dolce e apprensiva che mi rimboccava le coperte da bambina venne spazzata via definitivamente, sostituita da quella di un mostro calcolatore e spietato.
«E la chiave?» chiesi, la voce tremante per la rabbia. «Perché darmela se voleva uccidermi?»
«Perché Elena sapeva che Isabella era ancora viva e stava tornando per rivendicare la sua parte di eredità e la verità su tua sorella gemella,» spiegò Serra, facendo un passo avanti nel seminterrato. «Elena ha usato te come esca. Sapeva che se ti avesse dato la chiave, avresti aperto la cassa e attivato la caccia al tesoro. Isabella ti avrebbe seguita fin qui... ed io avrei eliminato tutti voi in un unico, pulito 'incidente' all'interno di questa clinica abbandonata.»
«Lei è un pazzo!» gridò Marco.
In quell'istante preciso, Marco compì un gesto disperato. Con la forza della disperazione, afferrò l'intero scaffale metallico rugginoso accanto a sé e lo spinse con violenza contro il notaio. Centinaia di vecchi faldoni d'archivio e pesante strutture d'acciaio crollarono addosso a Serra con un fracasso sordo.
Pfft! Pfft!
Due colpi silenziati infransero l'aria. Un proiettile scheggiò il muro di mattoni a pochi centimetri dalla mia spalla, spargendo schegge di cemento.
«Scappa, Laura! Scappa!» urlando, Marco si scagliò addosso al notaio mentre questo cercava di liberarsi dalle lamiere cadute.
Vidi i due uomini rotolare sul pavimento impolverato dell'archivio. Marco lottava disperatamente per deviare la pistola di Serra, mentre il notaio lo colpiva ripetutamente al viso con il calcio dell'arma.
«Non ti lascio qui!» gridai, guardandomi intorno alla ricerca di un'arma.
«Prendi il fascicolo e vai alla casa al confine!» ruggì Marco, il viso coperto di sangue. «È l'unica possibilità che abbiamo per scoprire la verità! Vai!»
Serra riuscì a svincolarsi e puntò nuovamente l'arma contro Marco. Senza pensare, afferrai il pesante portagioie di metallo vuoto che avevo portato dalla soffitta e lo scagliai con tutta la mia forza contro la testa del notaio.
L'oggetto colpì Serra al tempio, facendolo barcollare e deviare il colpo, che impattò sul pavimento a pochi centimetri dal torace di Marco.
Non c'era più tempo. Afferrai la mappa ed il fascicolo di cuoio dalla cassaforte e corsi verso la porta secondaria dell'archivio, che dava su una rampa di scale di servizio mai usata. Dietro di me sentii il suono di un altro colpo di pistola e il grido soffocato di Marco.
«Marco!» la mia voce si perse nel vuoto dei corridoi sotterranei.
Lacrime roventi mi accecavano mentre salivo le scale nel buio pesto, guidata unicamente dal tatto delle mani sulle pareti umide. Sentivo i passi pesanti del notaio che cominciava a inseguirmi, imprecando ad alta voce.
Raggiunsi il piano terra e mi gettai attraverso una finestra rotta, finendo nel cortile posteriore sotto la pioggia battente. Il freddo della notte mi colpì come una sferzata di frusta. Salii a corsa cieca verso la berlina di Marco parked dietro le macerie.
Le chiavi dell'auto erano ancora nel quadro ad accensione! Marco le aveva lasciate inserite nella fretta della nostra fuga precedente.
Mi gettai sul sedile del guidatore, chiusi le portiere a chiave e girai il contatto. Il motore ruggì nel silenzio della radura. Nello stesso momento, la figura del notaio Serra emerse dall'ingresso della clinica, la pistola spianata verso il parabrezza.
Innestai la retro marcia e pigiai a tavoletta sull'acceleratore. Le ruote slittarono nel fango, proiettando detriti contro l'aggressore. Serra sparò tre colpi in rapida successione: il parabrezza si frantumò in una ragnatela di crepe di vetro infrangibile, ma i proiettili non mi colpirono.
Girai l'auto con una manovra sconsiderata e mi lanciai lungo il viale sterrato, lasciando la Clinica San Paolo e l'incubo di quell'archivio alle mie spalle.
Mentre guidavo nella notte verso l'autostrada del nord, sola, terrorizzata e ferita nel profondo dell'anima, posai la mano sul fascicolo di cuoio adagiato sul sedile del passeggero. Sul retro della mappa ripiegata era annotato un indirizzo preciso: Villa Rosa - Strada della Val Roseg, San Moritz.
E accanto all'indirizzo, scritto con una calligrafia fresca, non più vecchia di qualche giorno, c'era un messaggio destinato a me:
Se sei sopravvissuta al notaio, vieni a riprenderti tua sorella. Ma sappi che la persona che troverai non è più la bambina che hai lasciato trent'anni fa.
Guardai lo specchietto retrovisore. Faraglioni di luce di un'altra auto apparvero in lontananza dietro di me, seguendomi a distanza costante nella pioggia. La caccia non era affatto finita.
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