Il filo invisibile di Bologna
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Il filo invisibile di Bologna

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Il fumo acre dei lacrimogeni veniva spazzato via dal vento di tempesta che soffiava sul colle, rivelando uno scenario da incubo. Il piazzale della basilica era trasformato in un campo di battaglia sotterraneo dove le forze della legge, i mercenari e le ombre del passato si stavano scontrando senza esclusione di colpi.

Le sirene della polizia cominciarono a risuonare da ogni direzione, salendo lungo la strada dei colli. I tiratori scelti di De Santis, superato il momento di sconcerto per l'intervento del terzo elemento sconosciuto, fecero irruzione sul piazzale intimando a tutti di gettare le armi.

"Fermi tutti! Polizia! Mettete le mani sulla testa!" risuonarono gli altoparlanti delle gazzelle dei Carabinieri.

L'uomo in tenuta tattica — il presunto fratello di Silvia che tutti credevano morto da oltre un decennio in una missione di pace nei Balcani — non opposte resistenza. Guardò l'avvocato Ranieri paralizzato a terra, gli sputò addosso con disprezzo e si mise lentamente in ginocchio con le mani incrociate dietro nuca, attendendo che gli agenti lo ammanettassero.

Trascinai Marta Corradi all'interno dell'atrio protetto della Basilica di San Luca. La donna era esausta, il suo corpo era distrutto da anni di deprivazioni, paure e maltrattamenti fisici, ma non appena vide che il pericolo immediato era passato, si lasciò cadere contro la parete di marmo piangendo a dirotto.

"Mio figlio... Marco... dov'è il mio bambino?" balbettò afferrando i miei vestiti con le dita tremanti.

"È al sicuro, Marta," la rassicurai chinandomi accanto a lei e abbracciandola forte. "I Carabinieri lo hanno preso dal casolare. Sta bene. Nessuno gli farà più del male. È finita."

"Non è finita..." mormorò lei scuotendo la testa, lo sguardo fisso verso la porta da cui si vedeva Lorenzo, ferito e sanguinante, scortato dai paramedici verso un'ambulanza. "Finché quei mostri respirano la stessa aria che respira mio figlio, la nostra vita sarà sempre una fuga senza fine."

Il capitano De Santis entrò nella Basilica a passi rapidi, riponendo la pistola nella fondina. Aveva il volto teso e scuro di chi ha appena visto spalancarsi un vaso di Pandora di proporzioni inimmaginabili.

"Elena, stai bene?" mi chiese controllando che non fossi ferita. "Abbiamo preso Ranieri e i suoi uomini. Tua marito Lorenzo è stato stabilizzato e posto in stato di arresto per concorso in omicidio, occultamento di cadavere e frode finanziaria. La micro-SD che ti ha consegnato è già nelle mani dei nostri tecnici informatici."

Guardai attraverso le porte a vetri dell'atrio. Lorenzo era barellato, avvolto in una coperta termica dorata. Per un breve istante, prima che lo caricassero sull'ambulanza, i nostri sguardi si incrociarono per l'ultima volta. Nei suoi occhi non c'era più la figura dell'architetto di successo, del marito premuroso, dell'uomo rispettato dalla società bolognese. C'era soltanto il guscio vuoto di un uomo che aveva venduto l'anima al diavolo per codardia e che ora si trovava a pagare il conto con gli interessi. Non provai odio, né pietà: soltanto un abisso di profonda e desolata tristezza.

"Chi è quell'uomo che è intervenuto?" chiesi a De Santis, indicando l'individuo ammanettato che veniva fatto salire su un'auto civetta dei Carabinieri.

De Santis sospirò pesantemente. "Si chiama Matteo Corradi. È il fratello maggiore di Silvia e Marta. Dodici anni fa era un incursore dei paracadutisti. Quando Silvia scomparve, Ranieri usò le sue conoscenze al Ministero della Difesa per farlo trasferire in una missione ad altissimo rischio all'estero, dove venne ufficialmente dichiarato 'disperso in azione' dopo un attacco al suo convoglio. In realtà Matteo era sopravvissuto, ed è vissuto nella clandestinità per un decennio, raccogliendo prove, seguendo le tracce dei bonifici di Ranieri e aspettando il momento giusto per fare giustizia."

Marta si alzò a fatica, appoggiandosi alla mia spalla. "Matteo... mio fratello è vivo..." sussurrò con una voce carica di un'emozione pura che le restituì per un istante la dignità perduta.

"Sì, Marta," disse De Santis addolcendo il tono della voce. "Tuo fratello è vivo. Ha consegnato ai magistrati un archivio completo sulle attività illecite dello studio Ranieri che incatenerà l'avvocato all'ergastolo senza possibilità di appello. E ora noi vi porteremo in una struttura protetta dove potrai finalmente riabbracciare tuo figlio."

Due ore dopo ci ritrovammo tutti nei locali riservati del comando provinciale dell'Arma. Marco fu portato nella stanza da un'assistente sociale. Non appena vide la madre, il bambino attraversò la stanza di corsa e le si gettò tra le braccia con un urlo di gioia disperata che fece venire i lacrimoni agli occhi persino ai militari più esperti presenti nella stanza.

Rimasi in disparte ad osservare la scena. La mia vita, la mia casa, la mia identità degli ultimi dieci anni erano andate completamente in frantumi nel giro di quarantotto ore. Non avevo più un marito, la mia villetta in collina era diventata la scena di un crimine e la mia reputazione sarebbe stata travolta dallo scandalo mediatico che sarebbe esploso l'indomani su tutti i giornali d'Italia.

Eppure, mentre guardavo quel bambino riabbracciare la madre, sentivo una strana, profonda sensazione di pace interiore. Il filo invisibile di bugie e dolore che aveva stretto Bologna per dodici anni era stato finalmente spezzato.

Ma proprio mentre mi avviavo verso l'uscita del comando per tornare alla mia nuova realtà, il capitano De Santis mi fermò sul corridoio con un'espressione grave sul volto.

"Elena, c'è un'ultima cosa che devi sapere prima di andare," disse abbassando la voce. "I nostri tecnici hanno terminato l'analisi dei messaggi criptati trovati sul telefono cellulare di Ranieri."

"E cosa hanno trovato?" chiesi con un brutto presentimento che tornava a farsi strada nel mio petto.

"Ranieri non lavorava da solo," rispose De Santis fissandomi con intensità. "C'è un cliente importante, un socio occulto che ha finanziato la copertura dell'omicidio di Silvia Corradi e che ha acquistato i terreni su cui tuo marito ha costruito i più grandi complessi residenziali della città. E quell'uomo ha appena presentato una richiesta formale di sequestro di tutti i tuoi beni personali."