Il freddo pungente del corridoio sterile dell'ospedale sembrava penetrare attraverso il camice leggero, facendomi rabbrividire. Ero sdraiata sulla barella, con le mani che stringevano convulsamente le sponde metalliche fredde, mentre le ruote scivoravano silenziose sul pavimento cerato.
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Il freddo pungente del corridoio sterile dell'ospedale sembrava penetrare attraverso il camice leggero, facendomi rabbrividire. Ero sdraiata sulla barella, con le mani che stringevano convulsamente le sponde metalliche fredde, mentre le ruote scivoravano silenziose sul pavimento cerato.

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Parte 3: Il Doppio Specchio

La donna mi fissava immobile sulla soglia, un riflesso vivente e distorto della mia stessa esistenza. Aveva il mio stesso portamento, lo stesso modo di inarcare leggermente le sopracciglia quando era irritata, ma i suoi occhi tradivano una freddezza calcolata che non mi apparteneva. Volevo urlare, scagliarmi contro di lei e strapparle di dosso quella maschera di perfezione, ma le mie gambe sembravano inchiodate al pavimento di linoleum.

"Non serva a nulla opporsi," disse con una voce che era la copia esatta della mia, modulata però su tonalità leggermente più basse e autoritarie. "Hanno scelto me perché io possiedo la flessibilità che a te mancava. Tu eri troppo rigida, troppo legata a una verità che nessuno vuole ascoltare." Un brivido mi percorse la schiena. Cominciavo a comprendere la portata di quel piano machiavellico: non si trattava di un semplice scambio di persona o di un errore burocratico isolato.

Era un sistema ben oliato, una corporazione silenziosa che fabbricava cloni sociali, sostituendo persone scomode o semplicemente adatte a un disegno più ampio gestito dai piani alti della clinica. Feci un passo indietro, urtando contro il tavolino di metallo e facendo cadere un bicchiere che andò in frantumi con un rumore assordante. Il trambusto attirò immediatamente l'attenzione del personale: la porta si spalancò di colpo e due infermieri robusti si precipitarono all'interno, bloccandomi le braccia prima che potessi proferire parola. La mia sosia indietreggiò lentamente nel corridoio, scomparendo dietro l'angolo mentre mi trascinavano via verso una zona ancora più profonda dell'edificio.