Il freddo pungente del corridoio sterile dell'ospedale sembrava penetrare attraverso il camice leggero, facendomi rabbrividire. Ero sdraiata sulla barella, con le mani che stringevano convulsamente le sponde metalliche fredde, mentre le ruote scivoravano silenziose sul pavimento cerato.
News Story

Il freddo pungente del corridoio sterile dell'ospedale sembrava penetrare attraverso il camice leggero, facendomi rabbrividire. Ero sdraiata sulla barella, con le mani che stringevano convulsamente le sponde metalliche fredde, mentre le ruote scivoravano silenziose sul pavimento cerato.

0 visualizzazioni

Parte 2: La Sostituzione Silenziosa

Il foglio stampato tremava tra le mie dita mentre cercavo di mettere a fuoco le parole scritte in stampatello. Ogni riga sembrava un tassello di un puzzle mostruoso che non riuscivo a completare. C'erano date, esami clinici, ricette e referti firmati da medici che non avevo mai visto in vita mia, eppure tutto era intestato a me, o meglio, a quella strana combinazione di identità che mi stava rubando la vita.

Avevo iniziato a scavare nei dettagli, cercando un appiglio, un errore burocratico banale che potessi smascherare con un semplice documento d'identità. Ma quando avevo tirato fuori il portafoglio dalla borsa sequestrata e poi misteriosamente restituita, la tessera sanitaria mostrava una foto sfocata che non ero io, o forse ero io, ma con lineamenti leggermente alterati da un chirurgo plastico che non avevo mai autorizzato.

Il tempo all'interno di quella stanza sembrava essersi liquefatto. Le ore scorrevano monotone scandite solo dal ronzio sordo del condizionatore e dai passi ovattati nel corridoio. Pensavo alla mia vera casa, alle chiavi che tenevo nella borsa, al gatto che probabilmente mi stava aspettando sul divano senza che nessuno sapessi della mia sparizione. Nessuno mi cercava?

Forse la mia sosia aveva preso il mio posto anche nel mondo esterno, lavorando al posto mio, frequentando i miei amici, vivendo la mia stessa quotidianità con una naturalezza agghiacciante. Un colpo secco alla porta interruppe i miei pensieri cupi. Prima che potessi rispondere, la maniglia si abbassò con un clic metallico. Sulla soglia comparve una figura che mi fece mancare il respiro: era una donna con il mio stesso taglio di capelli, lo stesso neo sul collo, persino lo stesso anello d'argento che portavo all'anulare sinistro.

Mi fissava con un sorriso freddo, quasi compassionevole, tenendo in mano una cartellina identica alla mia. Le nostre voci si fusero in un sussurro irreale quando cercai di parlarmi allo specchio, capendo troppo tardi che la trappola era molto più grande di quanto potessi immaginare.