PARTE 8: Rivelazioni nell'Ombra
Il gesto improvviso del Commendator Moretti fece scattare l'allarme tra gli agenti della Guardia di Finanza. Due militari si lanciarono in avanti, bloccandogli le braccia dietro la schiena prima che potesse estrarre qualsiasi cosa. Dalla giacca dell'anziano imprenditore non uscì un'arma, bensì un piccolo registratore digitale tascabile con una spia rossa ancora accessa.
«Non avrete mai nulla!» gridò Moretti con la voce alterata dall'odio, divincolandosi morsa degli agenti. «Questo nastro contiene le prove che la metà dei presenti in questa sala ha ricevuto finanziamenti illeciti dalla mia società! Se crollo io, trascino tutta la città nel fango con me!»
Un'ondata di panico udibile si diffuse tra i tavoli dei VIP. Politici di spicco, alti funzionari e colleghi d'affari cominciarono ad alzarsi precipitosamente, cercando una via d'uscita secondaria per evitare di finire nelle inquadrature dei giornalisti che stavano riprendendo la scena in diretta streaming.
Tessa, abbandonata sul palco al centro della bufera, guardò il padre che veniva ammanettato davanti ai suoi occhi. La sua tiara di brillanti gli scivolò dalla testa, cadendo sul parquet lucido con un suono secco e metallico. Tutta l'eleganza artificiale che aveva costruito in dieci anni di menzogne si era dissolta in meno di dieci minuti.
«Chiara... per favore...», mormorò Tessa avvicinandosi a me con le mani giunte, le lacrime che le solcavano il trucco perfetto. «Eravamo solo delle ragazzine... non sapevo quello che mio padre stava facendo con i tuoi soldi! Io non c'entro nulla con le firme false e le società a Panama! Devi credermi!»
La guardai senza tradire alcuna emozione. Per dieci anni avevo sognato questo momento, immaginando di provare un senso di trionfale vendetta. Ma guardando quella ragazza tremante ed evirata di ogni potere, non provai altro che una profonda e malinconica pietà per la bassetezza della sua anima.
«Non sapevi nulla, Tessa?» chiesi a bruciapelo, facendo un passo verso di lei. «E la notte dell'incendio simulato nell'archivio del liceo, tre giorni fa? Quando mi hai bloccata nei sotterranei tentando di distruggere le prove con il fumo e l'acqua? Anche quello lo ha fatto tuo padre a tua insaputa?»
Tessa si bloccò, l'argomentazione difensiva che le si congelò in gola. Non poteva negare. Matteo, che si trovava a bordo palco insieme al Procuratore Capo, azionò l'impianto audio secondario. Dalle casse acustiche rimbombò la registrazione ambientale effettuata la notte dell'archivio, in cui la voce di Tessa risuonava chiaramente mentre ci minacciava di incastrarci con i farmaci rubati.
La trappola era definitivamente chiusa. Non c'era scappatoia legale né copertura politica che potesse salvarla.
Un agente donna si avvicinò a Tessa, invitandola con fermezza a seguire la pattuglia per la notifica formale delle imputazioni: truffa ai danni dello Stato, falso materiale in atto pubblico, sequestro di persona tentato e calunnia pluriaggravata.
Mentre la folla degli ospiti sfilava in silenzio sotto lo sguardo severo delle forze dell'ordine, mi incantai a guardare le vetrate alte di Palazzo Ducale. La pioggia all'esterno aveva smesso di cadere, lasciando spazio a una luna piena che illuminava i tetti della città.
Matteo si avvicinò a me, appoggiandomi con delicatezza una mano sulla spalla.
«È finita, Chiara», disse con un sorriso stanco ma infinitamente sollevato. «La Procura ha sequestrato tutti i beni dei Moretti. Il tuo nome è stato completamente ripulito dall'accusa di furto e la fondazione è di nuovo sotto il tuo diretto controllo.»
«Non è ancora finita, Matteo», risposi voltandomi verso di lui con una leggera piega d'inquietudine sulle labbra. «Manca ancora un pezzo fondamentale di questa storia.»
«Che cosa intendi?»
«Il registro mastro del 2016... manca l'ultima pagina. Quella staccata prima che la professoressa De Santis lo trovasse. La pagina dove compare la firma dell'esecutore materiale del trasferimento di denaro. E quella firma non appartiene al padre di Tessa.»
In quel preciso istante, il mio cellulare vibrò nella borsetta. Un messaggio di testo da un numero sconosciuto recitava: Se vuoi conoscere la verità su chi ha davvero venduto tuo padre dieci anni fa, vieni subito all'imbarcadero del molo 4. Vieni sola.
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