PARTE 6: Il Ballo delle Maschere
«Fumo di segnalazione per impianti antincendio», gridò Matteo coprendosi la bocca con la manica della giacca. «Vogliono far scattare gli idranti e distruggere i documenti cartacei prima che la polizia entri!»
L'aria divenne rapidamente irrespirabile. La nebbia fitta e acre avvolse l'archivio, nascondendo la figura di Tessa e del suo complice che stavano già risalendo le scale per bloccare l'unica via di fuga. Sentii il panico assalirmi, la vista che cominciava a sfocarsi e i polmoni che bruciavano a ogni respiro.
«Chiara! La condotta del riscaldamento!» urlo la professoressa De Santis indicando una vecchia grata di ferro arrugginito in fondo alla parete posteriore. «Conduce al cortile interno della palestra! L'abbiamo usata durante le esercitazioni antincendio negli anni novanta!»
Senza esitare un istante, mi slanciai verso la grata. Afferrai i margini di ferro arrugginito e, spinta da un'adrenalina disperata, tirai con tutte le mie forze. Il metallo cedette con un stridio metallico, rivelando un cunicolo stretto e buio ma privo di fumo.
«Prima lei, professoressa!» spinsi la vecchia docente all'interno del cunicolo, seguita da Matteo che teneva saldamente il registro e la chiavetta USB protetti nel suo zaino impermeabile. Entrai per ultima, strisciando sul cemento grezzo proprio mentre i primi getti d'acqua ad alta pressione venivano sparati dai diffusori del soffitto, inondando l'archivio alle nostre spalle.
Strisciammo nell'oscurità per cinquanta metri, guidati solo dall'aria fresca che filtrava dalla fine del condotto, fino a emergere nel cortile sul retro della palestra, immerso nella notte buia. Fuori, in lontananza, si udivano già le sirene spiegate delle pattuglie della polizia che si avvicinavano all'ingresso principale del liceo.
Eravamo salvi, ma il tempo stava per scadere.
Nei due giorni successivi, la città fu travolta da una tempesta mediatica orchestrata dalla famiglia Moretti. I giornali locali e i telegiornali regionali aprirono le loro edizioni con la notizia del clamoroso furto di farmaci all'ospedale centrale, dipingendomi come una criminale senza scrupoli che aveva tradito la fiducia dell'istituzione sanitaria. La mia foto compariva su ogni prima pagina, accompagnata dall'appello della polizia a chiunque mi avesse vista.
Ma mentre loro mi cercavano nei bassifondi della città, io mi trovavo nel nascondiglio proposto da Matteo: l'interno della vecchia falegnameria abbandonata vicino al porto. Lì, protetti dal silenzio e dalle ragnatele, lavorammo senza sosta per settantadue ore di fila.
Matteo preparò un fascicolo giudiziario inoppugnabile di oltre duecento pagine, combinando i dati informatici della chiavetta USB, le registrazioni delle transazioni estere e le foto ad alta risoluzione del registro mastro recante il timbro a secco della professoressa De Santis. Contemporaneamente, inviammo una copia crittografata del dossier alla Procura Generale della Repubblica della capitale, scavalcando del tutto i magistrati locali legati al padre di Tessa.
La sera del Gran Galà di Beneficenza giunse infine.
Palazzo Ducale risplendeva di mille luci. Una passatoia rossa copriva l'imponente scalinata d'ingresso, affiancata da dozzine di fotografi, telecamere dei telegiornali e un cordone di sicurezza privato in livrea scura. I potenti della città – politici, magistrati, industriali e docenti universitari – sfilavano nei loro abiti da sera scintillanti, incrociando i calici di champagne sotto i maestosi affreschi del salone delle feste.
Al centro della sala principale, troneggiava Tessa. Indossava un abito da sera di seta rossa dal taglio impeccabile, coronato da una tiara di brillanti che catturava i riflettori delle emittenti televisive. Al suo fianco, il Commendator Edoardo Moretti, un uomo anziano dal volto rigido e gli occhi di falco, stringeva le mani degli ospiti con la sicurezza di chi si considera al di sopra di ogni legge umana.
«Signore e signori», annunciò lo speaker ufficiale dal microfono centrale, mentre le luci del salone si abbassavano leggermente. «Siamo giunti al momento clou della serata. Invito sul palco la nostra presidentessa, la dottoressa Tessa Moretti, per la consegna del prestigioso premio 'Benefattore dell'Anno' e per svelare l'identità del Donatore Anonimo che ha versato mezzo milione di euro per le borse di studio dei nostri ragazzi!»
Tessa salì i gradini del palco fra applausi scroscianti, prendendo la parola con il suo solito sorriso magnetico e fasullo.
In quel preciso istante, le grandi porte a soffietto in fondo alla sala si aprirono lentamente.
Tutti gli sguardi si voltarono verso l'ingresso. Un mormorio di pura incredulità si diffuse tra i tavoli elegantemente apparecchiati.
Attraverso la navata centrale del salone stava avanzando una donna sola. Non indossava un abito firmato, né gioielli costosi. Indossava un abito lungo di velluto nero, semplice ed essenziale, con i capelli raccolti in uno chignon ordinato e lo sguardo fisso verso il palco.
Era Chiara. E al suo fianco, ad aprirle il passo, c'erano quattro agenti della Guardia di Finanza in alta uniforme.
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