L’ULTIMA VOCE NEL SILENZIO - IL SEGRETO DI CATANIA
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L’ULTIMA VOCE NEL SILENZIO - IL SEGRETO DI CATANIA

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Le ore che precedettero l'alba trascorsero in un limbo di angoscia pura per Vittorio. Chiuso nel salone devastato della sua casa, con il biglietto stretto tra le mani tremanti e la chiave metallica posata sul tavolo come un fardello maledetto, l'uomo ripercorse mentalmente ogni istante della sua vita con Elvira. Come aveva potuto non accorgersi di nulla? Come aveva fatto la donna che dormiva al suo fianco ogni notte a custodire un abisso così profondo senza lasciar trasparire neppure un fremito? Ma la risposta era ormai irrilevante di fronte all'urgenza del presente. Chiara era in pericolo, e la responsabilità di salvarla ricadeva interamente sulle sue spalle stanche.

Intorno alle quattro del mattino, il telefono fisso riprese a squillare con quel suo trillo tagliente che ormai echeggiava nella mente di Vittorio come un rintocco funebre. Questa volta rispose senza esitazione, con voce ferma, priva di paura.

"Ho la chiave," disse Vittorio prima ancora che l'interlocutore potesse parlare. "Voglio parlare con mia figlia. Voglio sapere che sta bene."

Dall'altro capo del filo si udì una risata secca, metallica, distorta da un filtro elettronico o forse solo resa sgradevole dalla malvagità di chi la emetteva. "La ragazza sta bene, Vittorio, per ora. Si trova in un luogo sicuro, a patto che tu faccia esattamente quello che ti è stato ordinato. All'alba, molo settentrionale del porto vecchio. Porta la chiave e il taccuino di Elvira. Nessuna polizia, nessuna imprudenza, o non rivedrai mai più tua figlia."

La linea cadde di nuovo, lasciando spazio al solito ronzio di fondo. Vittorio sapeva che il taccuino di cuoio non era con lui, ma nascosto nella libreria del salone. Si precipitò a prenderlo, infilandolo nella tasca interna del cappotto insieme alla chiave antica. Sapeva anche di non essere solo: doveva trovare Salvatore prima di recarsi al porto, perché affrontare da solo quella cellula di ricattatori senza scrupoli avrebbe significato andare incontro a una morte certa senza alcuna garanzia per la salvezza di Chiara.

Uscì di casa all'alba, mentre il cielo sopra il golfo di Catania iniziava a tingersi di un grigio plumbeo e minaccioso. Il vento di scirocco si era placato, lasciando spazio a un'umidità pesante che si appiccicava alla pelle come una seconda veste. Si diresse verso il punto di incontro concordato con Salvatore nei pressi della pescheria storica, sperando che l'anziano compagno di sventure fosse riuscito a rintracciare un appoggio o a elaborare una contromossa.