L’ULTIMA VOCE NEL SILENZIO - IL SEGRETO DI CATANIA
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L’ULTIMA VOCE NEL SILENZIO - IL SEGRETO DI CATANIA

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Il casolare si ergeva solitario contro il pendio scuro della montagna, circondato da un silenzio irrebo interrotto solo dal fruscio del vento tra i rami dei castagni. Vittorio e Salvatore scesero dall'auto con cautela, muovendosi con la determinazione di chi non ha più nulla da perdere. Salvatore estrasse dalla tasca un vecchio coltello a serramanico, mentre Vittorio stringeva il taccuino di cuoio nella mano sinistra e la chiave nella destra, pronto a barattarli senza esitazione per la libertà di sua figlia.

Si avvicinarono all'ingresso principale, dove la porta di legno era socchiusa. Spingendola lentamente con la punta del piede, Vittorio fece un passo all'interno, avvolto dall'odore acre di umidità e polvere antica. Nella penombra della stanza centrale, legata a una vecchia sedia di paglia con le mani strette da una fune e la bocca liberata dal nastro adesivo, c'era Chiara. Aveva il viso pallido e gli occhi arrossati dal pianto, ma non appena vide suo padre entrare, un grido strozzato le uscì dalle labbra: "Papà! No, attento, è una trappola!"

Prima che Vittorio potesse raggiungere la figlia, una figura scura sbucò da una stanza laterale, bloccandogli la strada con una pistola in pugno. Era lo stesso giovane del porto, con il volto contratto da un ghigno di disprezzo. "Fermo lì, vecchio! Lascia cadere il taccuino e la chiave sul pavimento, oppure giuro che le taglio la gola adesso stesso."

Vittorio si fermò, guardando sua figlia negli occhi. Voleva parlare, voleva dirle che sapeva tutto, che capiva il sacrificio di sua madre, ma le parole rimasero bloccate in gola. Aprì lentamente la mano e lasciò cadere il taccuino di cuoio e la chiave ai piedi del giovane ricattatore.

Il ragazzo sorrise trionfante, abbassandosi per raccogliere i documenti con una mano mentre teneva puntata l'arma con l'altra. Fu in quel preciso istante che Salvatore agì con una rapidità insospettabile per la sua età: sbucando da dietro l'architrave della porta, si scagliò contro il giovane con tutto il peso del corpo, facendolo cadere rovinosamente a terra e facendogli volare la pistola lontano.

La colluttazione fu breve ma feroce. Tra calci, pugni e il rumore sordo dei corpi sulla pietra, Salvatore riuscì a immobilizzare il ricattatore, premendogli il ginocchio sul petto fino a fargli perdere il fiato. "Prendi Chiara, Vittorio! Slegala subito!" urlò Salvatore senza mollare la presa.

Vittorio non se lo fece ripetere due volte: si precipitò dalla figlia, tagliò le funi con il coltello che Salvatore gli aveva lasciato e la strinse forte tra le braccia, piangendo sulla sua spalla mentre la ragazza singhiozzava di terrore e sollievo. L'incubo era finalmente finito.